“Oh che s'irrighi la tua zolla, ad irrigarla scendanvi perennemente nubi gravide di pioggia,
“E mentr'esse spargeranvi stille di pianto, sorridan lì i più vaghi fiori.
“Dite all'Austro: Costei mori musulmana; accompagnaronla le preci della sera e della mattina;
“Sosta tu dunque su la moschea Akdâm, e tira su a settentrione senza torcere a manca ec.“
La moschea Akdâm a Karâfa presso il Cairo, è ricordata da Makrîzi nella Descrizione dell'Egitto, testo arabico, stampato di recente a Bulâk, tomo II, p. 445, dove si fa parola del cimitero di Karâfa, della incerta etimologia di quella denominazione d'Akdâm, ec.
[1420.] Pag. 510.
[1421.] Kharîda, capitolo dei poeti egiziani, nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 605 e seg. Secondo Imad-ed-dîn, questo poeta morì avanti il 544 (1149-50); onde mal reggerebbe il supposto che il Kâid-Mamûn fosse alcuno dei regoli di Sicilia, i quali si intitolavano Kâid, come s'è detto. Che che ne fosse, io ho pubblicato nella Biblioteca Arabo-Sicula tutto lo squarcio di questa Kasîda, serbatoci da Imâd-ed-dîn. Similmente si leggono nel luogo citato e nella prefazione, p. 77, i versi contro il poeta Moslim, il quale, non contento dei cinque dînar, domandò un'altra pensione in merito della poesia; e gli accrebbero il sussidio di mezzo dînar al mese. Imad-ed-dîn dà quasi un centinaio di versi di Megber.
[1422.] Mesalik-el-Absar, nella Biblioteca arabo-Sicula, testo, p. 654, 655.
[1423.] Squarcio di poema dato da Imad-ed-dîn nella Kharîda, Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 609. I primi tre versi e il settimo, riferiti anco da Tigiani, si leggono nella Historia Abbadidarum del Dozy, tomo II, p. 146, dei quali si può vedere la traduzione del dotto editore. Gli altri son del tenore seguente:
“Su, alma, non tener dietro all'accidia, i cui lacci allettano, ma l'è trista compagna.