“E tu, o patria, poichè mi abbandoni, vo' fare soggiorno nei nidi delle aquile gloriose.

“Dalla terra io nacqui, e tutto il mondo sarà mia patria, tutti gli uomini miei congiunti.

“Non mi mancherà un cantuccio nello spazio; se nol trovo qui, lo cerco altrove.

“Hai tu ingegno? abbi anco cuore: chè l'assente non conseguì mai suo proposito appo colui che nol vede.”

[1424.] Ibn-Bassâm narra che un giorno sedendo Mot'amid a brigata, recatogli un carico di monete di argento, ne donò due borse ad Abu-l-Arab; il quale vedendo innanzi il principe tante figurine d'ambra, e tra le altre una che fingea un camelo ingemmata di pietre preziose, sclamò: “A portar coteste monete, che iddio ti conservi, ci vuol proprio un camelo.” E Mot'amid, sorridendo, gli regalò la statuetta: onde il poeta lo ringraziava con versi estemporanei. Dal Mesâlik-el-Absar, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 656, e da Tigiani, nella Historia Abbadidarum, del Dozy, l. c.

[1425.] Oltre i versi di risposta all'invito di Mot'amid, che si trova nelle biografie d'Abu-l-Arab, la Kharîda, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1376, fog. 35 recto, e Sappi. Arabe 1411, fog. 8 recto e verso, dà squarci di altri due poemi, dei quali il primo sembra, e il secondo è di certo, indirizzato a Mo'tamid. Quivi si accenna ad una impresa in terra nemica, alla quale si trovava il poeta, poich'ei dice: “Notti (gloriose) che tutte le notti tornassero a noi con le medesime speranze ec.”

[1426.] La biografia di Abu-'l-Arab si ricava da: Imad-ed-dîn, Kharîda nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 606; Ibn-Khallikân, Dizionario Biografico, versione inglese di M. De Slane, tomo II, p. 277 nella vita di Ali-ibn-Abd-el-Ghani-el-Husri; Scehâb-ed-dîn-Omari, Mesâlik-el-Absâr, nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, 655 e seg. Fa cenno di lui Melik-Mansur, op. cit., p; 613. Hagi-Khalfa, edizione di Flüegel, tomo III, p. 314, nº 5678, nota il diwano delle sue poesie. Non trovo in alcun autore il titolo dell'opera di arte poetica alla quale par che voglia alludere Scehâb-ed-dîn-Omari.

[1427.] Ibn-Khaldûn, Histoire de l'Afrique ec., versione di M. De Vergers, p. 87, 88, e citazione di Nowairi, ibid., nota 96. Al dir di Nowairi, questo Hamdîs discendea della tribù di Kinda, che sarebbe collaterale a quella di Azd, entrambe del Iemen, ossia del ceppo di Kahtân. Suppongo Ibn-Hamdîs nato il 447 (1055-1056), poichè morendo il 527 (1132-3) avea circa ottant'anni, leggendosi nel suo diwân, Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 573, i versi seguenti, un po' senili:

“Ecco un bastone ch'io non strascino nel sentiero della vergogna; mi regge ansi a scostarmene.

“O vogliate dir che l'impugno per correr meglio all'ottantina, non per battere (gli alberi e raccorre) foglie al mio gregge. [Si vegga il Corano, Sura XX, verso 19.]