“Io sembro un arco, e il bastone la corda; l'arciere v'incocca canizie e caducità.”

[1428.] Le allusioni a questo fatto si raccapezzano da due Kasîde, la prima delle quali ho data nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 552 e seg., e comincia così:

“Le sollecitudini della canizie hanno scacciato l'allegrezza della gioventù. Ah! la canizie quando comincia a splendere la t'abbuia!

“Per un'ombra d'amore il destino mi spinse lungi; e l'ombra fuggì da me e sparve.

. . . . . . . . . . . . . . .

“Una brezza vespertina mormora, rinfresca, e sospinge soavemente (la barca).

“Ella sciolse. Evviva! E la morte facea piangere il cielo sugli estinti che giaceano in terra.

“Il mugghio del tuono incalzava le nubi come il camelo che freme contro la compagna ribelle.

“D'ambo i lati di lei avvampano i baleni, col lampeggiare di spade brandite.

“Passai la notte nelle tenebre. O bianca fronte dell'aurora, arrecami la luce!