“Lode, perchè non dura quivi il letargo; e grandi eventi ne riscoteranno anche me.”

[1429.] Si vegga la descrizione ch'ei fa di costoro e il paragone con gli Arabi di Sicilia in una Kasîda che comincia: “Pascon la bianca foglia il cui frutto è sangue (lo stipendio dei mercenarii ec.)” nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 561 e segg.

[1430.] Ibn-Khallikân. L'Autore dell'Akhbar-el-Molûk intitola Ibn-Hamdîs dsu-l-wizâratein (quel dal doppio officio) che solea dirsi a vizir investito di comando civile e militare: ma qui mi sembra allusione al genio poetico e valor guerriero d'Ibn-Hamdîs.

Tra i molti componimenti indirizzati a Mo'tamid ve n'ha uno, nel quale, ricordando la patria e i parenti, conchiude con effusione di gratitudine:

“Nè tu mi chiudesti la via dell'andar appo loro; ma ponesti il dono a vincolo che mi ritenesse;

“Ed una generosa amistà, la cui dolcezza spandendosi nel mio cuore lo rinfrescò, arso ch'esso era dal cordoglio.”

Di questa Kasîda ho dato uno squarcio nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 554. Si veggano le altre poesie indirizzate a Mo'tamid ed al costui figliuolo Rescîd, delle quali ho dato le rubriche nella stessa raccolta, p. 567, 569, 570.

[1431.] Diwân d'Ibn-Hamdîs, nell'op. cit., p. 569. Il poeta tornando a Siviglia, fece questi versi al figliuolo che avea nome Abu-Hâscim. Suppongo si tratti di Talavera, poichè il testo dice, per antonomasia, “la battaglia.”

“Oh Abu-Hâscim! le spade m'hanno sminuzzolato: ma, lode a Dio, non voltai faccia dal taglio loro.

“Ricordaimi, in mezzo a quelle, il tuo sembiante, mentre non mi prometteano riposo alle fresche ombre.”