[1465.] Kharîda, da Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 596.
[1466.] Si vegga a p. 511, in questo capitolo.
[1467.] Imâd-ed-dîn, Kharîda nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 589, loda i suoi versi come “di buon gitto e intessuti con gusto.” Si vegga anche Dsehebi, Anbâ-en-nokâ, op. cit., p. 647. I versi si trovano nella Kharîda e somman quasi a dugento.
[1468.] Si vegga la p. 494, in questo capitolo.
[1469.] Kharîda, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1375, fog. 24 verso, e altrove.
[1470.] Ibid., e 25 verso. Di cotesti barbuti, l'uno chiamavasi Gia'far-ibn-Mohammed, e l'altro Hamdûn, nomi che non troviamo nelle memorie del tempo. Del secondo ei diceva: “La barba d'Hamdûn, è una casacca che gli serve a ripararsi dal gran freddo. O piuttosto, quand'ei vi s'asconde in mezzo, la ti pare un mantello da letto addosso a una scimmia.”
[1471.] Op. cit., fog. 24 recto, 26 recto ec. Ve n'ha non men che otto, un dei quali è di lode. A fog. 26 verso, lode d'una ballerina.
[1472.] Kharîda, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1375, fog. 26 recto.
“Andai a fargli visita per novellare, che alla sua borsa io non pensava per ombra.
Ma suppose che venissi a chieder danaro, e fu lì lì per morir di paura.”