“Lo pongo giù nell'infima abside, quand'anche ei sedesse su le due stelle polari;

“La rompo con lui, foss'egli pure Ahmed-ibn-Abi-Hosein.”

[1481.] Si veggano il cap. VII ed VIII di questo Libro, p. 334 e 349 del volume.

[1482.] Si vegga il cap. IX di questo Libro, p. 368, e la Kharîda, estratto d'Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 596. È chiamato emiro. Il titolo di Thiket-ed-dawla, sarebbe lo stesso che avea portato l'avolo Iûsuf.

[1483.] Si vegga in questo capitolo la p. 481.

[1484.] Dal Mesâlik-el-Absâr, nella Bibl. Arabo-Sicula, p. 154, 155.

[1485.] Kharîda, estratto da Ibn-Kattâ', nella Biblioteca Arabo-Sicula, p. 598. Ecco tre versi che troviamo nel MS. di Parigi, fog. 48 verso.

“M'ange un dolore ch'io ignorava: un padrone che tiranneggia me debole, ed io pur gli servo.

“Una sua perfida parola mi fa bramar sempre chi promette e non attende.

“Oh Dio! accresci in me il desiderio dell'amor suo, e serba sempre nel mio cuore gli affetti che lo struggono!”