Oltre i giuristi che preliminarmente apparavano la Tradizione e l'arte critica di quella, parecchi dotti dell'isola vi attesero particolarmente. Fin dai primi anni del decimo secolo o poco innanzi, il siciliano Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Musa, della tribù di Temîm, passò in Irâk per approfondire cotesto studio che fioriva tuttavia nella capitale abbassida e nelle importanti città vicine. Scrisse molte opere delle quali non sappiamo i titoli, e diè lezioni a Waset; noverandosi tra i suoi discepoli alcun tradizionista di nome. Côlto insieme con l'erudizione il mal vezzo del misticismo che spuntava allora tra i dotti musulmani, frequentò le accademie di Gioneid e Nûri, barbassori sufiti; entrò nella setta[1230] e lasciovvi nome onorato.[1231] Dopo l'Irâk par abbia fatto soggiorno in Egitto, anzichè tornare in Sicilia.[1232]

Ignorasi l'età del cadi Abu-Hasan-Ali-ibn-Moferreg, autor di un'opera intitolata Annotazioni del Siciliano su la Tradizione, citato da Beka'i, nel decimoquinto secolo, tra i testi ch'egli soleva adoperare.[1233] Due liberti siciliani, al certo degli schiavi cristiani venduti in altri paesi, ebbero nome di tradizionisti a Cordova, nella seconda metà del decimo secolo: dei quali, Derrâg, uom di molta pietà e dottrina, fu bandito per sospetti politici e morì in Oriente, dopo fatto il pellegrinaggio;[1234] e l'altro per nome Râik, studiò tradizioni in Oriente e professolle poscia in Spagna.[1235] S'applicò alla legge ed alla tradizione, tenuto uom dottissimo al principio dell'undecimo secolo, l'emir Abu-Mohammed-'Ammâr-ibn-Mansûr dei Kelbiti di Sicilia, di ramo collaterale ai due che regnarono. I frammenti poetici del quale spiran l'orgoglio guerriero della nobiltà non mansuefatto dalle elucubrazioni legali, e ci svelano che l'autore navigasse a golfo lanciato tra i tumulti e le trame che s'alternavano in Palermo.[1236]

Verso il milletrenta, si trovò in Spagna Abu-Fadhi-Abbâs-ibn-Amr, siciliano, il quale apprese da Kâsem-ibn-Thâbit di Saragozza la spiegazione dei vocaboli e modi disusati delle tradizioni ed insegnolla ad altri Spagnuoli; onde sembra stanziato nel paese.[1237] Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Sâbik, nella generazione seguente, uscito forse in pellegrinaggio, apparò tradizione alla Mecca da parecchi dottori, tra i quali primeggia Karîma figliuola di Ahmed-Marwazi; e in luogo di tornare in Sicilia ove non era oramai che guerre e stragi, aprì scuola in Granata; ma sentendovi anco mal fermo il suolo, passò in Egitto; e quivi morì di gennaio del mille e cento. Lasciò in Granata desiderio di sè, e fama di gran teologo.[1238] Son anco ricordati com'ottimi tradizionisti il Sementari, Ibn-Mekki, Ibn-Abd-el-Berr ed Ibn-Kattâ; del primo dei quali diremo tra i mistici, e degli altri tra i filologi. Sopra tutti s'innalzò il Mazari.

Così chiamato dalla città nativa e Temîmi dalla tribù, per nome Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Ali-ibn-Omar-ibn-Mohammed,[1239] giurista malekita, uom sommo, scrive Ibn-Khallikân, nella dottrina testuale e critica delle tradizioni.[1240] Celeberrimo nelle scuole musulmane il suo comentario di tradizione intitolato Il maestro delle dottrine (contenute) nel libro di Moslim.[1241] Scrisse anco la Spiegazione dei (principii) che occorrono nello “Argomento dei dommi,”[1242] ed un commentario sul libro intitolato Il buon indirizzo, opere entrambe di teologia scolastica;[1243] un commentario sul Manuale di Mâlek che si chiama il Mowattâ;[1244] quattro volumi su l'insegnamento del cadi Abd-el-Wehhâb;[1245] ed altre di erudizione e belle lettere:[1246] ma fu dotto in varii rami di scienze pratiche o speculative,[1247] fin anco in medicina. Leggiamo in un comentario malekita come la gente accorresse a consultar il Mazari da medico al par che giurista, dal tempo ch'ei si diè con ardore a quello studio, punto da un medico israelita, il quale, curandolo in grave infermità, gli rinfacciava: “ecco il gran dottore dell'islamismo in balía d'un povero giudeo, che se il lasciasse morire farebbe opera meritoria in sua religione e grave danno ai Musulmani.[1248]” E veramente per tutta l'Affrica Settentrionale i contemporanei il tennero a luminare di giurisprudenza; si raccontò che il Profeta gli fosse comparso in sogno, confortandolo a scrivere, i posteri lo dissero ultimo legista inventore; e Khalîl-ibn-Ishak, compilator dell'oscuro codice che or si osserva in Affrica, pose il Mazari e il siciliano Ibn-Iûnis tra le quattro autorità cardinali, citate dopo la Modawwana,[1249] Il Mazari seguì in teologia la dottrina asci'arita[1250] o vogliamo dire scolastica, la quale soleva adoprare la filosofia e le interpretazioni per difendere il domma ortodosso dai duri colpi che gli traeano scismatici e razionalisti con le medesime armi. Uscito di Sicilia, com'ei pare, al conquisto normanno, soggiornò al Cairo vecchio, ad Alessandria; a Mehdia; quindi ad Alessandria di nuovo, dove insegnò tradizioni.[1251] Si narra che a Mehdia abbia dato, poco appresso il mille, i primi rudimenti della scienza, a Mohammed-ibn-Tûmert, detto poi il Mehdi: un mezzo Savonarola berbero, che fondò l'impero almohade:[1252] tra il qual legame col profeta avventurato, e la dottrina propria e l'acume dell'ingegno e la serena virtù dell'animo, il Mazari passò tra i beati dell'islamismo. Morto in Mehdia d'ottantatrè anni lunari, chi dice il quattro e chi il venti ottobre, del millecentoquarantuno,[1253] fu sepolto sia a Mernâk presso Tunis,[1254] sia a Monastir;[1255] il qual disparere su le minuzie biografiche, mostra la grande rinomanza dell'uomo, al par delle lodi che ne fanno tutti gli scrittori.[1256] Dalla riputazione di santità nacque una favola, ripetuta in Affrica nel decimoquinto secolo, la quale dava al Mazari trecento tredici anni di vita.[1257]

Per l'intima connessione che hanno le tradizioni con la giurisprudenza, si comprende come questa, ben avviata già in Sicilia nella prima metà del decimo secolo,[1258] sia progredita nel corso dell'undecimo.

Nel confine di que' due, chè l'anno appunto non si sa, nacque, com'e' pare, in Palermo, Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Iûnis, dottore principe di scuola malekita, onorato quasi a ragguaglio col Mazari, citato insieme con lui, come dicemmo, da Khalîl, detto per antonomasia il Siciliano e famoso altresì per le prodezze fatte di sua persona nella guerra sacra, quella verosimilmente di Maniace. Trapassò Ibn-Iûnis il venti rebi' primo del quattrocencinquantuno (5 maggio 1059).[1259] Suo discepolo il giurista malekita siciliano Abu-Mohammed-Abd-el-Hakk-ibn-Harûn, famoso per le opere e per gli illustri discepoli spagnuoli, Khelef-ibn-Ibrahim, detto Ibn-Hassâr, e Soleiman-ibn-Iehia-ibn-Othmân-ibn-Abi-Dunia da Cordova; dei quali il primo, come s'è detto, lo ritrovò in Sicilia[1260] e l'altro alla Mecca, in pellegrinaggio, e seguillo in Egitto, studiando sempre con essolui.[1261] Scrisse Abd-el-Hakk la Correzione dei Quesiti, trattato di casi legali;[1262] e i Detti arguti, opera filologica o di erudizione, rimasa in voga fino al decimoquarto secolo.[1263] Da lui anco avea appreso il dritto in patria, Thâbit il Siciliano; il quale, rifuggito poscia in Ispagna, ne diè quivi lezioni nella seconda metà del secolo.[1264]

Oltre i giureconsulti Ibn-Fehhâm, ed 'Ammar-ibn-Mansur, e Mazari, ed Ibn-Mekki ricordati di sopra; Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Ali-Rebe'i, da Girgenti, onorato molto per sapere e virtù, professava giurisprudenza malekita in Sicilia, indi in Affrica ed Alessandria; e morì l'anno cinquecentotrentasette (1142-3).[1265] Forse della stessa famiglia un Ali-ibn-Othmân-ibn-Hosein-Rebe'i, Sikilli, il quale, mercatando a Cordova, recovvi il libro d'Ibn-Hâtim-Adsrei, intitolato Splendori sul fondamento del dritto; e da lui l'apprese il giurista spagnuolo Abu-Ali, Ghassâni.[1266] Il dottore siciliano Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Abd-Allah, recatosi dopo il conquisto normanno in Granata, dievvi lezioni sul Lume di giurisprudenza d'Abu-Hasan-Lakhmi, e quivi morì il cinquecento diciotto (1124).[1267] Un Mozaffer, siciliano o schiavone, chè spesso si scambiano nella scrittura arabica, fu deputato nel quattrocentoquattro (1013-14) a prefetto di Misr e del Cairo e mohtesib, l'ultimo dei quali officii richiedea scienza. legale.[1268] Tenne in Egitto il sommo magistrato di cadi dei cadi, un Ahmed-ibn-Kâsim siciliano, che Imâd-ed-dîn ricorda col nome di Giusto, trascrivendo i versi ch'ei compose per Afdhal (1093-1121). La lindura dei quali non iscuserebbe certi modi d'adulazione, se non fossero all'usanza orientale e forse dettati da stretta amistà.[1269] D'età incerta Abu-Mohammed-Hasan-ibn-Ali-ibn-Ge'd, dottore principe al suo tempo, e diè il proprio nome alle Porzioni Ge'dite secondo la scuola di Malek;[1270] porzioni s'intenda nel partaggio delle eredità, ch'è ramo importante del dritto musulmano. Ai giureconsulti son da aggiugnere Kattâni, “il Sottil Grammatico,” del quale diremo tra i filologi; ed Abu-Omar-Othmân-ibn-Heggiâg da Sciacca in Sicilia, dimorante in Alessandria, morto il cinquecento quarantaquattro (1149); il quale era stato dei maestri del rinomato tradizionista Silefi d'Ispahan, e lasciò parecchi libri malekiti.[1271] Dettò un comentario sul Mowattâ di Malek il letterato affricano Ibn-Rescîk, emigrato in Sicilia alla metà dell'undecimo secolo.[1272] Nel medesimo tempo dava fuori opere di dritto il Sementari, col quale passiamo a discorrere la nuova edizione di devoti che pullulava nell'islamismo.

Abu-Bekr-Atîk-ibn-Ali-ibn-Dâwûd del villaggio di Sementara in Sicilia,[1273] discendente, chi sa? dei coloni che possedeavi un tempo San Gregorio, fu uomo infaticabile di corpo e d'intelletto. Di quei devoti Siciliani, scrive Ibn-Kattâ', che faceano autorità in giurisprudenza;[1274] degli asceti dell'isola, chiarissimi per sapere: ed usò degnamente la vita di quaggiù, sciolto dalle cure mondane, tutto intento e fitto nell'altra vita. Partì per l'Hegiâz, compiè il pellegrinaggio; percorse poi tante regioni, Iemen, Siria, Persia, Khorasân; praticò quivi coi servi di Dio, tradizionisti ed asceti; raccolse lor detti e notizie e con eleganza le dettò. Scrisse a mo' di dizionario suoi viaggi e il frutto del conversare con que' dotti stranieri; e sul dritto e la tradizione varie opere pregiate per ordine e lucidità; ed un gran trattato, che niuno agguagliò mai in bellezza di stile, su la perfezione spirituale[1275] e su gli esempii degli uomini virtuosi. Così lo giudicava Ibn-Kattâ.[1276] L'ultima delle opere ricordate s'intitolava: Guida dei Cercatori (della perfezione spirituale), e prendea dieci volumi.[1277] Un componimento di Sementari su l'ascestismo musulmano, dai pochi versi che ne abbiamo, sembra anch'oggi nobile sfogo d'intelletto sdegnoso della viltà e tristizia del secolo, invaghito d'una immagine del giusto e del sublime, ch'uom abbozzi nella propria coscienza e la dipinga su l'oscura tela dell'infinito.[1278] Morì costui il ventuno di rebi' secondo del quattrocento sessantaquattro (15 gennaio 1072).[1279] Contemporaneo di Sementari, e sembrano usciti entrambi al crollo della dinastia kelbita, Abu-Hasan Ali-ibn-Hamza, andato in Spagna innanzi il quattrocento quaranta (1048), al dir d'Homaidi che il conobbe e ascoltò; sufita, scolastico,[1280] dotto in ogni ramo di teologia e d'altre scienze;[1281] discepolo del moralista sciafeita Abu-Tâher-Mohammed-ibn-Ali da Bagdad.[1282]

I Sufiti, non contenti all'abnegazione delle cose mondane, si provarono a distruggere ogni idea di realità, spegnere il senso, concentrare l'uomo nella coscienza dell'essere, e farlovi con ostinata volontà sprofondare a grado, a grado, tanto che gli paresse toccar nel nocciolo dell'animo la Divinità, immedesimarsi con quella, togliersi dagli occhi i veli che occultano la scienza e l'avvenire. La qual monomania artifiziale appresterebbe bell'argomento di studio psicologico e patologico se si giugnesse a scernere l'allucinazione dalle ciurmerie e linguaggio allegorico con che si è mescolata in ogni età e paese. La setta par abbia preso nome e, forme verso la metà del nono secolo, quando ne pullularono tante nell'islamismo; quando i devoti, incalzati dalla filosofia greca che li sforzava a ragionar sulla missione di Maometto, si rifuggirono nel misticismo indiano. Qualche rampollo brahmanico o buddista, che vegetasse ab antico in Persia, s'innestò con l'ascetismo dei compagni di Maometto, e ne spuntò questo frutto. Il nome deriva da Sûf “lana,” perchè gli adetti ne vestivano secondo l'uso dei primi Musulmani; e quando la setta divenne quasi ordine religioso, il superiore iniziava il neofito con porgli sulle spalle la Khirka, mantello o straccio di lana. Durano fin oggi i Sufiti insieme con gli ordini plebei, dervis e simili che copiarono le sembianze più goffe della setta. In origine fu onesto ritrovo d'animi nauseati di quello scompiglio politico del califato; teste inquiete, fors'anco intelletti sani, non soddisfatti dall'islamismo, se non che lor parea peggio mutar di religione o starne senza; e panteisti o scettici, si gittarono sovente in quelle ombre mistiche per dare un ganghero ai devoti. Infatti gli ortodossi formalisti li chiamavan empii tutti in un fascio. Gâzeli, il terribile teologo, sentenziò atto più meritorio l'accoppare un sufita che campar dieci uomini dalla morte.[1283]

Se si risguardi all'età del sufita Abu-Bekr-Mohammed,[1284] al quale tennero dietro Ali-ibn-Hamza e Sementari,[1285] si vedrà che l'ascetismo primitivo dei Musulmani durato in Sicilia sino alla metà del decimo secolo,[1286] non tardava guari a prender la novella foggia mistica. Dai dotti scendea già nel volgo, e la devota commedia era in voga nella prima metà del l'undecimo secolo, poichè Ibn-Tazi la riprende con questi versi: