“Non istà il sufismo, no, a vestir lane che rattoppi tu stesso; non ad intenerire gli sciocchi;

Nè a stridere, saltare, scontorcerti, cadere in deliquio, come se tu fossi impazzato.

Sta il sufismo nell'animo schietto, immacolato; nel seguir là verità, il Corano, la fede;

Nel mostrare che temi Iddio, che ti penti di tue colpe, che ne sei trafitto di rammarico eterno.[1287]

Tra gli asceti che non trascorressero a così fatte allucinazioni, si ricorda un Abu-l-Kâsim-ibn-Hâkim, dottissimo, come dicono, il quale nella prima metà del duodecimo secolo vivea a Bagdad in casa, non più corte, del califo.[1288] Mohammed-ibn-Sâbik ed Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Ghani, nominati di sopra, furono l'un teologo, l'altro moralista.[1289] Musa-ibn-Abd-Allah da Cufa, della schiatta d'Ali, teologo, poeta ed erudito, verso la metà dell'undecimo secolo elesse a dimora la Sicilia; donde poi passò a combattere i Cristiani in Spagna; ed alfine fu ucciso in

. Affrica (1094).[1290] Lasciò un trattato di teologia Abu-Mohammed-Abd-er-Rahman-ibn-Mohammed il Siciliano, del quale ignoriamo l'età, se non che il manoscritto unico in Europa è copiato in Antiochia il seicentoquarantanove dell'egira (1251). Compilazione scolastica ed ortodossa, partita in quattro capitoli: teologia naturale, teologia musulmana, natura e potenza del demonio, condizioni e doveri degli uomini in società.[1291] Mi sembra nitida ed ordinata; logica, quel poco che si poteva. Il capitolo sul Tentatore, assai più particolareggiato che non soglia incontrarsi negli scolastici musulmani, par si rannodi a quella fissazione dei devoti siciliani ed affricani sulla fine del nono o principio del decimo secolo.[1292]

Ad un tempo, col progresso dalla cieca divozione al misticismo, si notò in Sicilia, sì come in ogni altra provincia musulmana, novello fervore per le lettere, soprattutto gli studii filologici, come s'intendeano da ciascuno fino al decimottavo secolo; i quali non fecero rinascere in Oriente quegli antichi poeti arabi nè quel vivo e conciso parlare dei compagni di Maometto; nè altro produssero che una mediocrità più generale, uno stile luccicante, ondulante e ridondante; quel che ammiran da otto secoli in Hariri, e che da nove o dieci secoli avviluppa presso que' popoli il pensiero e sovente ne tien luogo. Ma tant'è, che il lungo secento degli Arabi non mancò di pregi, come nè anco il secento europeo del decimosettimo secolo o del decimonono. Al par che gli Spagnuoli, Affricani, Egiziani e Sirii, i Musulmani di Sicilia non poteano giugnere a segno più alto; ma ben toccaron quello nell'undecimo secolo, nè furon da meno degli Spagnuoli; superarono forse le altre province dette, nelle quali la natura non sorrideva sì dolcemente, e le schiatte antiche, Semiti, Copti, Berberi, non eran metallo suscettivo di tempra sì fina.

Dopo Ibn-Khorasân, grammatico siciliano della prima metà del decimo secolo,[1293] ne comparisce un altro per nome Hasan-ibn-Ali, il quale, andato, in pellegrinaggio, morì alla Mecca, allo scorcio del trecentonovantuno (novembre 1001) lasciando onorata memoria di sè nelle scuole d'Oriente.[1294] Qualche mezzo secolo innanzi, era venuto a stare in Sicilia Musa-ibn-Asbagh-Morâdi, da Cordova, al ritorno d'un viaggio in Oriente: linguista, grammatico e, dicono, elegante poeta; ma fece in ottomila versi una parafrasi del Mobtedâ,[1295] ossia “Primordii;” forse i Primordii del mondo e racconti dei Profeti d'Abu-Hodseifa il Coreiscita.[1296] All'entrar dello undecimo secolo, visse in Sicilia il rifuggito spagnuolo Sa'id-ibn-Fethûn che ricordammo di sopra: il quale fu insieme linguista e compose un trattato di versificazione.[1297]

Le guerre civili della Spagna balestrarono anco in Sicilia Abu-l-'Ala-Sâ'id da Mosûl, esercitatosi con lode negli studii di filologia ed erudizione a Bagdad, buon poeta, argutissimo e pronto di motti, piacevole al conversare, ma cortigiano, menzognero, scroccone, scialacquatore, beone; il quale, andato a cercare ventura in Ispagna, si rimpannucciò appo Almansor (990), e lui mancato, venne a provare se i Kelbiti di Sicilia fossero que' mecenati che portava la fama, e morì il quattrocento diciassette (1026) o quattrocento diciannove.[1298] Torna alla stessa età il Siciliano Abu-Iakûb-Iûsuf-ibn-Ahmed-ibn-Debbâgh, buon poeta, autor di versi didascalici sulla grammatica, il quale, a giudizio d'Ibn-Kattâ', avanzò ogni contemporaneo in quel che noi diremmo studio di storia letteraria.[1299] Tornano alla metà dell'undecimo secolo, Kolûf-ibn-Abd-Allah da Barca, domiciliato in Sicilia, lettor del Corano, dotto nei due rami della grammatica,[1300] ornato di varia erudizione e poeta;[1301] Abu-Hasan-Ali-ibn-Abd-er-Rahman il Siciliano, che diè studio di grammatica, come sembra, a Susa;[1302] ed Abu-Hafs-Omar-ibn-Hasan, grammatico di conto, linguista e poeta.[1303]

Più che mai genuino comparisce l'innesto di rampollo arabo su ceppo siciliano in persona di Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-abi-Fereg-ibn-Fereg-ibn-abi-l-Kasim, Kattâni o vogliam dire “il Linaiolo,” soprannominato il “Sottil Grammatico,” nato in Sicilia il quattrocenventisette (1035-6); dove fece tutti gli studii e ne uscì armato da capo a piè in giurisprudenza malekita, grammatica, lingua ed erudizione d'ogni maniera; e nelle due prime fu tenuto uom sommo, se non che attaccandosi ad appuntar gli errori di questo e di quello, tutti gli si volser contro e tagliarongli i passi.[1304] Lasciata la Sicilia, com'e' pare alla caduta di Palermo, andò a Bagdad nel Korasân, e a Gazna; donde passò, su le orme dei conquistatori turchi, in India: e per ogni luogo rifaceva il verso ai dottori ed appiccava battaglia. Avvenne un dì ch'egli entrasse in una scuola, credo a Mêrw in Khorasân e di teologia,[1305] tenuta da Mohammed-ibn-Mansûr, Sem'âni; il quale cominciato a dettar la lezione, il Sottil Grammatico lo interruppe: “Non è com'ei dice; va scritto così e così.” E Sem'âni ai discepoli: “Correggete a sua posta, ch'ei ne sa più di me:” i quali obbedirono. Non guari dopo il Siciliano, rivolto a Sem'âni, “Signor mio,” disse, “ho sbagliato, chè menda non v'era nel tuo dettato:” e quegli pacatamente: “Si rifaccia dunque come stava:” e finita la lezione, trovandosi solo con gli amici, ripigliò: “Il Magrebino[1306] mi sfidava per dirmene un sacco delle sue, com'ha fatto con gli altri; ma gli uscii di sotto; ed ecco che s'è condannato di bocca propria.” Kattâni morì a Ispahan, il cinquecento dodici (1148-9.) Ebbe a maestro in dritto il celebre siciliano Mohammed-ibn-Iûnis, e in grammatica un Ali-Haiûli, siciliano o dimorante nell'isola.[1307]