Nella gioventù di Kattâni era trapassato in Sicilia un valente filologo secondo que' tempi, per nome, Abu-Ali-Hasan-ibn-Rescîk. Nacque l'anno mille a Msila d'Affrica, d'un liberto di schiatta greca o italica:[1308] il quale apparando al figlio la propria arte d'orafo, il mandò insieme a scuola; e visto il pronto ingegno alla poesia ed alle lettere, gli assentì d'andare a quindici anni, a Kairewân, antico emporio della cultura arabica. Dove Ibn-Rescîk guadagnò dottrina, fama e stato. Un poema in lode di Moezz-ibn-Badîs lo fece entrare al servigio del principe;[1309] tenuto poscia tra i poeti di corte,[1310] e fatto segretario di guerra.[1311] Sino al limitare della vecchiezza, visse prosperamente a corte, tra gli studii, tra le amistà e nimistà letterarie ed alcun brutto costume, svelatoci dal Siciliano Abu-Abd-Allah-ibn-Seffâr, erudito dabbene, il quale trovandosi al Kairewân, tutto lieto d'esser fatto intimo di Ibn-Rescîk, si trovò terzo personaggio in una strana commedia.[1312]
Ma al conquisto degli Arabi d'oltre Nilo, quando Moezz era costretto a chiudersi in Mehdia (1057) e il poeta ve l'accompagnava[1313], la mala fortuna, come pur suole, accese discordia tra i due vecchi amici. Un'armata cristiana, di Pisa forse o di Genova, s'era appressata nottetempo a Mehdia; il principe affaccendato in sul far dell'alba a provvedere al pericolo, leggea gli spacci a lume d'un doppiere, quand'ecco Ibn-Rescîk entrare nella stanza, e porgergli un poema che incominciava: “Fa' cuore; non ti s'offuschino i pensieri nel cimento: chè già alla tua possanza ognun piega il collo.” — “E come far cuore,” proruppe Moezz, “quando tu mi vieni tra i piedi ad aiutarmi così? Perchè mo non stai zitto!” E stracciò il poema, e bruciollo al doppiere. Ibn-Rescîk, voltate incontanente le spalle, s'imbarcò per la Sicilia,[1314] dove avea amici; sapendosi di due poeti siciliani che si carteggiavano con esso, e rimanendoci fino i versi ch'ei scrisse all'uno arrivando a Mazara e la risposta per le rime.[1315] Raccolto a grande onore dai principali della terra, lo rappattumarono con Ibn-Scerf, poeta del Kairewân e della corte di Moezz e però suo mortal nemico; il quale, avendo riparato in Sicilia prima di lui, s'era messo subito a lacerarlo.[1316] L'ospitalità siciliana non tolse che venuto per cagion di mercatare un legno di Mo'tadhed, principe Abbadida di Siviglia, Ibn-Rescîk si mettesse ai panni al padrone, pregando di menarlo seco a corte; il quale gliene promesse e poi lo piantò. Rimaso parecchi anni tra sì e no di far il viaggio di Spagna, venne a morte in Mazara verso il millesettanta.[1317]
Il cui soggiorno tra il romor delle armi cristiane, non promosse, credo io, le lettere, nè ad altro giovò che a tramandarci qualche aneddoto dell'antica corte kelbita e qualche barlume su la cultura contemporanea. Lasciando addietro le opere perdute d'Ibn-Rescîk, in giurisprudenza,[1318] lingua,[1319] storia letteraria,[1320] fatti memorabili della storia,[1321] ed una Cronica del Kairewân;[1322] lasciando addietro le poesie, facili, vivaci e talvolta oscene,[1323] noterò un trattato di poetica denominato La Colonna, nel quale la ragion dell'arte è considerata al modo che noi abbiamo appreso dai maestri greci; e si accenna ad alcun precetto di quelli.[1324] Onde direi cotest'opera compiuta in Sicilia da Ibn-Rescîk, con que' pochi lumi di greche lettere che vi rimanessero: un anonimo Siciliano ne fece poi un compendio col titolo di Preparamenti.[1325] Più chiara apparisce la sorgente in due versi d'Ibn-Rescîk, coi quali il poeta esortando, com'e' parmi, alcun regolo dell'isola a lasciarsi menare a guinzaglio dai dotti, ricorda forse il nome d'Atene, e v'appicca quel della Sicilia, con una etimologia che allor correa tra gli Arabi del paese.[1326]
La falsa etimologia, dico, da due vocaboli greci che significan fico ed olivo, ripetuta dai cronisti latini di Sicilia del decimoterzo secolo,[1327] scritta per lo primo da un filologo arabo che visse fino al millecinquantotto e fu maestro d'Ibn-Kattâ'. Ebbe nome Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Ali-ibn-Hasan-ibn-Abd-el-Berr, della tribù di Temîm; il quale uscito di Sicilia per proseguire gli studii di tradizioni, grammatica e lessicografia, soggiornò in Oriente, forse a Bagdad; e tornando in patria, recò il celebre dizionario di Gewhari; fu accolto e messo in alto stato da Ibn-Menkûd che regnava allor in Mazara, principe d'austerissima pietà al dir del biografo.[1328] Che Ibn-Abd-el-Berr abbia tolto da Ibn-Rescîk quella falsa etimologia e la erudizione che pur vi si richiedeva, non mi par punto verosimile. Un secolo innanti gli Arabi Siciliani avevano aiutato alla interpretazione d'opere scientifiche dei Greci; notaron poscia gli avanzi d'antichi monumenti; raccolsero qualche favola delle colonie greco-sicole;[1329] vissero con Greci di Sicilia culti tanto o quanto. V'ha cagione dunque di presumere che si fosse tentato dai Musulmani dell'isola nella prima metà dell'undecimo secolo qualche studio su la letteratura greca, rozzo sì, ma da poter mostrare agli scrittori arabi un altro campo come quello delle scienze filosofiche e matematiche coltivato al tempo di Mamûn. E la Sicilia offriva ottimo terreno all'esperimento. Se non che molto più agevole torna a trapiantare da schiatta a schiatta le scienze che le lettere; ed ormai la virtù degli Arabi mancava da per tutto; la colonia siciliana era lì lì per cadere sotto il dominio straniero.
Quel soprannome d'Ibn-Kàttâ (Figliuolo del picconiere) si dètte ad una famiglia del ceppo modharita di Temîm, ramo di Sa'd-ibn-Zeid-Monat, la quale par venuta in Sicilia da Santarem di Portogallo verso la metà del decimo secolo.[1330] Gia'far-ibn-Ali di tal gente, filologo di molta dottrina, rinomato nello stile epistolare, lodato per proprietà di linguaggio e delicato gusto in poesia, vivea fino al millecinquantotto,[1331] forse in un villaggio a poche miglia di Palermo.[1332] Da lui nacque, il dieci sefer del quattrocentotrentatrè dell'egira (8 ottobre 1041), illustre figliuol d'uomo illustre, scrivono i biografi, Ali-ibn-Gia'far, detto similmente Ibn-Kattâ', il quale ebbe a maestri in lettere e tradizioni Ibn-Abd-el-Berr ed i primi eruditi del paese; fece versi a tredici anni, a andò crescendo di dottrina e fama, finchè, abbattuto l'ultimo vessillo mussulmano in Sicilia, emigrò in Egitto: dove non fu onoranza che non gli fosse resa; anzi il tennero come dittatore nelle lettere; e giuravano su l'Ei così disse. Il ministro Afdhal, sì benigno agli usciti siciliani, lo volle maestro dei proprii figliuoli;[1333] scriveasi a vanto nelle biografie chi gli fosse stato amico o discepolo:[1334] da lui appresero gli Arabi d'Egitto, e studiaronlo con le sue glose, il dizionario di Gewhari; a dispetto di qualche saccente che accusavalo di non tenerne il testo autentico, ma una copia con licenze posticce:[1335] che par calunnia, poichè Ibn-Abd-el-Berr gli avea potuto insegnare quel libro in Sicilia. Morto del mese di sefer cinquecentoquindici (aprile e maggio 1121) al Cairo vecchio,[1336] lo seppellirono accanto al legislatore Sciafe'i.[1337]
Com'egli primeggiò tra i letterati arabi della Sicilia, Ibn-Kattâ' così fu quel che più scrisse delle cose patrie. Dettò una storia di Sicilia ch'è perduta;[1338] sparse qua e là cenni biografici, geografici e di varia erudizione sul paese;[1339] compilò un'antologia siciliana intitolata La nobile Perla e l'eletta dei poeti dell'isola: della quale ci rimangono gli squarci che piacquero a Imâd-ed-dîn d'Ispahan; e son di quarantatrè poeti,[1340] tra i censettanta che ne avea trascelti Ibn-Kattâ',[1341] e di ciascuno par abbia data la biografia, poichè vi messe la sua propria.[1342] Sortirono maggior fama in Levante e Spagna le opere di filologia e storia letteraria. Il Libro dei Verbi, che al dire d'Ibn-Khallikân tolse il primato a quel dello spagnuolo Ibn-Kûtîa;[1343] la Fabbrica dei nomi, verbi e infiniti, cioè un quadro generale delle forme grammaticali, lodato anche da Ibn-Khallikân, dove l'autore aggiunse forse un centinaio di nuove forme spigolate nei glossarii e scrittori; e sembra l'ultimo suo lavoro.[1344] In lessicografia lasciò il comento al Gewhari;[1345] la Correzione della lingua;[1346] il Libro della Spada, glossario de' nomi e predicati che usano dar gli Arabi a quell'arme;[1347] il Libro dell'Andare e del Viaggiare anche esso in ordine alfabetico, il quale par lista dei verbi che significan l'uno o l'altro;[1348] e il Libro delle Interiezioni.[1349] Scrisse due trattati di versificazione[1350] ed un comentario su le poesie di Motenebbi.[1351] Il compendio intitolato Kitab-el-Kisár, sembra dizionario biografico di una classe di scrittori;[1352] è trattato di storia letteraria il libro dei Sali contemporanei;[1353] quel dei Luccicanti Sali, è Antologia de' poeti Spagnuoli.[1354] Le quali opere quanto fossero tenute in conto appo gli eruditi musulmani, lo mostrano la lode d'Ibn-Khallikân che lo chiama “principe delle lettere, massime in fatto di lingua” e le notizie che tolgono spesso da lui Ibn-Khallikân medesimo, Imâd-ed-dîn, Iakût, Ibn-Sa'îd lo storico, l'enciclopedista Scehâb-ed-dîn-Omari, Firuzabadi nel Kamûs,[1355] e varii biografi. Da questi squarci, in vero, Ibn-Kattâ' sembra accurato e sottile filologo, ed elegante scrittore, più sobrio che non portassero i tempi. Mediocre poeta comparisce dai frammenti rimastici delle molte poesie ch'ei dettò; e pur talvolta, dimenticati i bisticci e le arguzie, si fa a ritrarre le immagini con semplicità graziosa.[1356] Che se guardiamo ai precetti più che alle opere, lo diremmo iniziato a que' primi studii delle lettere greche: qua par che condanni il tipo della Kasîda arabica;[1357] qua rende espresso omaggio alle bellezze dell'antichità.[1358]
Segnalaronsi in varii rami di filologia i già nominati: Ibn-Kuni linguista,[1359] Abu-Bekr-Mohammed grammatico e linguista;[1360] Ibn-Tazi grammatico, scrittore di epistole e poeta;[1361] Ibn-Fehhâm autore d'un commentario su i Prolegomeni Grammaticali d'Ibn-Babesciâd;[1362] ed Omar ovvero Othman-ibn-Ali da Siracusa discepolo d'Ibn-Fehhâm, autore di opere su la lingua, la grammatica e la versificazione, professore al Cairo vecchio, maestro del filologo egiziano Abd-allah-ibn-Bera.[1363] Dsehebi, senza notarne l'età, ricorda un Tâher-ibn-Mohammed-ibn-Rokbâni, della tribù di Taghleb, siciliano, soprannominato il vizir, l'uom più dotto del tempo suo in lingua arabica, rettorica ed arte di scrivere in prosa e in verso, al quale riverenti accorreano, per apprendere, i letterati d'ogni paese e trovavano un mar di scienza:[1364] ma non ne rimane altro vestigio che que' quattro righi datigli dal biografo, e due che ne serba al figliuolo Ali, poeta, erudito in lingua, nelle antiche istorie degli Arabi e in ogni altro studio che appartenga alle lettere.[1365] Con lode anco troviamo i nomi di Ia'kûb-ibn-Ali-Roneidi filologo e poeta,[1366] Abu-Mohammed, detto Dami'a grammatico, poeta e ottimo pedagogo;[1367] Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Sados, grammatico, segretario e facilissimo scrittore in prosa e in rima;[1368] Abu-Fadhl-Ali-ibn-Hasan-ibn-Habîb, gran linguista e buon poeta;[1369] ed Abd-Allah-ibn-abi-Malek-Mosîb della tribù di Kais, cima di linguista, al dir di Sefedi, poeta nato e dotto di più in prosodia e versificazione;[1370] Abu-Hasan-Ali-ibn-Mohammed di Kerkûda erudito;[1371] Ali-ibn-Abd-Allah di Giattini,[1372] Siciliani tutti e d'epoca ignota. Avvi tra i molti comentatori di Motenebbi nell'undecimo o duodecimo secolo un Ibn-Fûregia e un Abu-Hasan-ibn-abi-Abd-er-Rahman, entrambi Siciliani.[1373]
Nel passar dalla didattica e critica al proprio effetto dell'arte, troviamo, filologo insieme ed oratore, Abu-Hafs-Omar-ibn-Khelef-ibn-Mekki, ricordato dianzi nei tradizionisti e giuristi.[1374] Il quale, rifuggito in Affrica quando le continue vittorie dei Normanni, forse la espugnazione di Palermo, toglieano ogni speranza di salute, conseguì il magistrato di cadi a Tunis[1375] che allora si governava a repubblica. È attribuita ad Ibn-Mekki la Correzione della lingua che altri riferisce ad Ibn-Kattâ',[1376] e potrebbero supporsi due opere col medesimo titolo, che Ibn-Kattâ' avesse imitato per gareggiare con quel sommo, “il cui valore, dice egli, celebravano e ripeteano tutte le lingue per ogni luogo; quel che in eloquenza non cedette il vanto ad Ibn-Nobâta, e lasciò modelli di poesia.[1377]” Dsehebi anzi lo antepone al Cicerone degli Arabi, e come raro esempio aggiugne ch'ei solea porgere dal pulpito un sermone novello ogni venerdì.[1378] Ma gli squarci dei versi d'Ibn-Mekki san troppo di predica; ritraggono della natura umana i soli vizii, consigliano la solitudine e l'egoismo, nè escon di vena poetica;[1379] ond'io dubito ch'ei n'abbia avuta d'oratore.
All'agrume ascetico d'Ibn-Mekki va contrapposta la spensieratezza cavalleresca del segretario Hâscem, che argomentiamo al paro dai versi: i quali due tipi si alternano con poco divario nei poeti arabi di Sicilia. Abu-l-Kâsim-Hascem-ibn-Iûnis, al dir d'Ibn-Kattâ', fu lodatissimo scrittore di epistole, motti arguti, racconti e mekâme:[1380] quella maniera di componimento accademico che ha dato rinomanza ad Harîri. Perdute le prose d'Hascem e la più parte delle poesie, ci rimangono varii tagli di due e tre versi, e bastano pure a mostrarlo seguace della scuola classica degli Arabi. Vi cogliamo anco una bravura, credo io, di guerra civile: il poeta vedendo i suoi sgomentati senza consiglio, fa testa egli solo ad un fier nemico Abu-Nasr, e il rinfaccia agli ingrati concittadini. Altrove accenna ad avventure d'amore, millantandosi che una notte negra come vaga chioma, viaggiò tutto solo al ritrovo, toltosi per ciambellano il brando tagliente, e per segretario la lancia rodeinita; e somiglianti freddure.[1381] Citammo già il nome d'Ibn-Tazi, lodato scrittore d'epistole.[1382] Porremo in lista coi prosatori i Kâtib, o vogliamo dir Segretarii in oficio pubblico, richiedendosi a questo appo gli Arabi non comune erudizione letteraria, per compilare quei rescritti tramezzati di prosa rimata, sì peregrini, sì lambiccati di lingua e stile, da parer d'altro popolo o d'altra età che gli scritti di storia o scienze. Levaron grido, com'ei sembra, il segretario Abu-Sewâb da Castrogiovanni, ricordato da Iakût nella notizia geografica di quella città;[1383] Abu-Hasan-Ali-ibn-abi-Isâk-Ibrahim-ibn-Waddâni preposto ad un officio pubblico in Sicilia.[1384] E dei poeti d'Ibn-Kattâ' son detti Segretarii Abu-Ali-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Kâf;[1385] Abu-Ali-ibn-Hosein-ibn-Kalid,[1386] Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Sahl detto Rozaik;[1387] Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Ali-ibn — Sebbâgh amico d'Ibn-Rescîk;[1388] Abu-Feth-Mohammed-ibn-Hosein-ibn-Kerkûdi, copioso scrittore in rima e in prosa;[1389] Ibn-Kereni l'astronomo e computista;[1390] Abd-el-Gebbar-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Sir'în;[1391] Ibn-Kûni filologo, astronomo e geometra;[1392] Abu-Hafs-Omar-ibn-Abd-Allah;[1393] il cadi Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Kâsim-ibn-Zeid della tribù di Lakhm;[1394] Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-'Attâr;[1395] ed Abu-Hasan-Ali-ibn-Hasan-ibn-Tûbi, elegantissimo prosatore e poeta.[1396]
Tra tanti ingegni che onorarono la Sicilia musulmana, pochi si volsero alla Storia. La cronica sola che ci rimanga è scritta in arabico sì, ma pensata in altra lingua da un cristiano o figliuol di cristiano di Palermo, che visse alla metà del decimo secolo, famigliare forse dei principi kelbiti; chè le date costantinopolitane, lo stile timido, la lingua scarsa, la grammatica volgare, la reticenza dei sentimenti religiosi, la prudenza cortigiana, la brevità in principio (827) e la diligenza in sul fine (964), ci svelano tutte le condizioni dell'autore, fuorchè il nome.[1397] La storia di Sicilia d'Ibn-Kattâ' è perduta.[1398] Corse per le mani di pochi eruditi fino al decimoterzo secolo quella del giurista Abu-Ali-Hasan-ibn-Iehia, della quale abbiamo frammenti che illustrano la geografia,[1399] e sembra tolto anco da quella il caso di Malta nella guerra di Maniace; onde l'autore tornerebbe alla metà dell'undecimo secolo:[1400] siciliano è da dirsi, per nascita o soggiorno, all'argomento ch'elesse ed alla precisione delle notizie locali. L'età nè la patria non si scorge d'Abu-Zeid-Gomari, d'origine berbera, autore d'un'altra storia di Sicilia.[1401] Ali-ibn-Tâher, mentovato di sopra, si versò nell'antica storia degli Arabi, senza la quale mal si poteano comprendere lor poeti classici.[1402] Scrisse la Storia d'Algeziras Ibn-Hamdîs da Siracusa.[1403]