[256]. Guglielmo di Puglia, lib. III, presso Caruso, Bibl. Sic.; p. 122. Amato, lib. VII, cap. II.
[257]. Cf. Malaterra, Amato e Leone d’Ostia ne’ luoghi indicati qui appresso.
[258]. Malaterra, lib. II, cap. XLV, p. 200.
[259]. Amato, lib. VI, cap. XIV, pag. 178. Cf. Leone d’Ostia, lib. III, cap. XVI e XLV.
[260]. Amato, lib. VI, cap. XV, pag. 178.
[261]. Si vegga il vol. II, p. 68, 157, 189, 296 e segg.
[262]. La foce d’Oreto ne’ principii del XII secolo s’apriva più discosto che in oggi dalla città, come il mostra il ponte dell’Ammiraglio, il quale rimane a levante dell’alveo attuale del fiume.
Il mare poi senza dubbio s’è ritirato in questo punto, come nell’antico porto (la Cala).
[263]. «Castel Iehan mes maintenant se clame lo chaste Saint Iehan etc.» Questo torna senza alcun dubbio all’Ospizio de’ Lebbrosi, poi manicomio ed ora opificio di cuoia. La tradizione ricordava fino al XIV secolo, (Veggasi Anonymi Chronicon Siculum, presso Di Gregorio, Rerum aragonensium, tomo II, p. 124) che Roberto vi avesse fatto stanza durante l’assedio. Ne fa parola anco il Fazello, Deca Iª, lib. VIII, cap. I, allegando un diploma del 1209; ma questo è in vero del febbraio 1219 ed attesta soltanto quel che non è mai caduto in dubbio, cioè essere stato fondato l’ospizio da’ principi normanni della Sicilia. Si vegga presso Mongitore, Mans. S. Trin. Mon. hist., p. 21, e nella Historia Diplomatica Friderici II, tomo I, p. 590.
[264]. Si veggano i Cap. III, e IV, di questo libro pagine 70, 110, del volume.