[324]. Questo fatto è riferito da Amato, lib. VIII, cap. XXIX.
[325]. Le prime pratiche di Gregorio VII con Roberto si ritraggono da Amato, lib. VII, cap. IX; ancorchè il cronista, che ben potea saperlo, non dica il soggetto delle negoziazioni e le supponga spezzate per una quistione di cerimonia, il che non è niente verosimile. Il papa, dice Amato, andato a Benevento volea che Roberto venisse a trattare in città; il duca amava meglio discorrere all’aria aperta nel suo campo. Amato segna con molta precisione la data, dicendo che all’esaltazione d’Ildebrando, trovandosi Roberto gravemente infermo a Bari, si era sparsa in Roma la sua morte, onde il papa avea mandato a condolersene con la moglie e poi a rallegrarsi con lui della salute ricuperata e che indi si cominciò a negoziare (Libro VII, cap. VII, VIII).
[326]. Amato, lib. VII, cap. X, XII, XIII.
[327]. Si confronti particolarmente con le altre autorità contemporanee Landolfo, Histor. Mediol., edizione di Pertz. — Scriptor., tomo VIII, p. 100.
[328]. Questo particolare è riferito da Malaterra, lib. III, cap. XXXIX.
[329]. I fatti riportati senza speciale citazione dopo il ritorno di Roberto dalla Sicilia in Terraferma, si ritraggono da Malaterra, lib. III, Guglielmo di Puglia, lib. III, IV, V, Anonimo, presso Caruso, Bibl. Sic., p. 846 e segg. Amato non arriva che alla morte di Riccardo principe di Capua. Si confronti per la Cronologia, Muratori, Annali, dal 1072 al 1085, e Gibbon, Decline and Fall, cap. LVI.
[330]. Credo se ne debba eccettuare quel tratto di costiera che da Caronìa, confine occidentale del Valdemone, si stende al fiume detto di San Leonardo o di Termini che veggiamo confine orientale del territorio palermitano nel 1093. Perocchè i cronisti ci narrano che Roberto ritenne per sè il Valdemone e Palermo; nè egli è verosimile che Ruggiero abbia ceduto il territorio di Cefalù, e di tutta quella regione la quale, non appartenente al Val Demone nè a Palermo, egli avea corsa per molti anni, irrompendo nella costiera settentrionale per la valle dell’Imera.
[331]. Malaterra, lib. III, cap. IV, V.
[332]. Malaterra, lib. III, cap. X.
[333]. Nella Biblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 497.