I nomi delle castella prese nella provincia di Girgenti, sono tolti dal Malaterra, correggendo alcun evidente errore del testo. Rimane dubbio il suo Racel, che ho trascritto sicuramente Rahl (stazione), ma vi manca il nome che dee seguire per determinare quella appellazione generica, il qual nome io non saprei indovinare tra i moltissimi Rahl di quella provincia. Credo avere ben letto Ravanusa il Remise, (variante Remunisse) del testo, poichè Micolufa sorgea presso Ravanusa. Del resto Simone da Lentini, autore del XIV secolo, il quale copiò Malaterra, nel suo libro “La conquista di Sicilia” recentemente uscito alla luce (Collezione d’opere inedite o rare, Bologna, 1865, in-8) dà otto soli nomi degli undici, dicendo non avere ritrovati gli altri ne’ testi; ed un Ms. della stessa opera, appartenente alla Bibliothèque de l’Arsenal in Parigi (Ital. N. 68) ne dà sette soltanto: Platani, Musan, Guastanella, Catalanixetta, Bosolbi, Mocofe, Cyaxo “e li altri, aggiugne, non so chi si fussiru e nun si canuxirianu, ec.”
Intorno i nomi che non si trovano nella lista odierna de’ Comuni di Sicilia, si vegga il Dizionario Topografico del D’Amico e l’Indice che io ho messo in fine della Carte comparée de la Sicile, Notice.
[384]. Malaterra, lib. IV, cap. 6; Anonimo, presso Caruso, Bibl. Sic., p. 855. Secondo Fra Corrado, op. cit., pag. 48, Castrogiovanni e Girgenti furono occupate nello stesso anno. Ma ciò non è detto precisamente da Malaterra; nè citato l’anno dell’avvenimento, il quale, secondo la serie dei fatti narrati dallo stesso cronista, tornerebbe al 1087, ovvero ai primi mesi del 1088. Gli Arabi pongono la resa di Castrogiovanni nel 484, tre anni dopo quella di Girgenti (1088-89) e le fanno cedere entrambe agli orrori della fame: Ibn-el-Athir, Abulfeda, Nowairi e Ibn-Abi-Dinar, nella Bibl. Arabo-Sicula, testo, p. 278, 414, 448, 534.
A Sciacca si crede, o almeno si credeva un tempo di possedere proprio il fonte battesimale nel quale fu reso cristiano il degenere nipote d’Alì. Si vegga una Memoria di Vincenzo Venuti, con corredo di diplomi che puzzano di falso, negli Opuscoli di Autori siciliani, Tom. VII, pag. 16. (Palermo, 1762).
[385]. Malaterra lib. IV, cap. XII, XIII, XV; Anonimo presso Caruso, Bibl. Sicula, p. 855; Fra Corrado, op. cit., p. 48. Per la venuta di Urbano II in Sicilia e l’assedio di Butera, seguo la cronologia del Pagi, Annali di Baronio, 1089, § IX. Gli annalisti Musulmani, citati di sopra, differiscono dai cristiani; tacendo di Noto e Butera e ponendo ultima città occupata Castrogiovanni, ma concordano nel designare il 484 (22 febbraio 1091 a 11 febbrajo 1092) come l’anno in cui fu compiuto il conquisto normanno.
[386]. Resacrambam, Malaterra.
[387]. Malaterra, lib. IV, cap. XVI. Il tempo che durò la guerra di conquisto è confermato da Edrisi, il quale lo dice appunto trent’anni, contando dal 453 (26 genn. 1061 a 14 genn. 1062). Testo nella Biblioteca Arabo-Sicula, pag. 26.
[388]. Di questo sito han trattato Fazello, Deca 1, lib. 4, cap. I; Amico, Dizionario topografico, traduzione italiana, tom. II, Appendice, alla voce Pantalica; Massa, Sicilia in prospettiva, tom. II, pag. 126; Ferrara, Guida di Sicilia, pag. 151; Bourquelot, Voyage en Sicile, Paris, 1848, pag. 491 segg.
L’importanza di Pantalica nel 1093 si scorge dal diploma trascritto dal Pirro, Sicilia Sacra, pag. 618, dove il nome è scritto Pantegra, mentre si legge Pantargo in altro diploma del 1151, op. cit. p. 993; e l’Edrisi, testo, nella Biblioteca Arabo-Sicula, pag. 56, 57 lo dà Bentarga. Ei chiama l’Anapo Nahr-Bentargha, ossia fiume di Pantalica.
[389]. Malaterra, lib. IV, cap. XVIII; Cf. Anonymi Chronicon Siculum, presso il Caruso, pag. 856 e nella traduzione francese, p. 312. Ancorchè il testo del Malaterra porti questi fatti nel 1092, mi è parso di seguire più tosto la data notata dal Pirro, Sicilia Sacra, pag. XI e 612, secondo una inscrizione sepolcrale oggi, a quanto e’ pare, perduta.