[381]. Marangone, nell’Archivio storico italiano, tom. VI. parte II, pag. 6; Chronica Pisana, presso Muratori Rerum Italic., tom. VI, pag. 109 e 168; Caffaro, nello stesso vol. del Muratori, pag. 253: Anno 1088, In exercitu Africæ; Chronic. Mon. S. Sophiae Beneventi, presso Muratori, Antiq. Ital., tom. I, pag. 259; Chronica Fussenavæ Anno 1087, presso Muratori, Rer. Ital., tom. VII; Poesia latina di Guido, nel Bulletin de l’Académie de Bruxelles, tom. X, parte I. pag. 524 segg. ripubblicata da M. Du Méril, Poesies populaires latines de Moyen-âge, Paris, 1847, in-8, pag. 239 segg.; Chronica di Leone d’Ostia, continuata da Pietro Diacono, Lib. III, cap. 71, presso Muratori, Rer. Ital. tom. IV, la quale dà tutto il merito dell’impresa al papa e vi fa perire centomila Saraceni; Bernoldi, Cronic., presso Pertz, Script., tom. V, pag. 447. Si vegga un’altra autorità contemporanea citata dal Pagi, Annali del Baronio, anno 1087, N. II (§ VIII del Baronio.)
El-Bayân-el-Moghrib, testo arabico, edizione Dozy, tom I, pag. 309, 310; Ibn-el-Athir, anno 481.,ediz. Tornberg, tom. X, pag. 109, 110; Nowairi, nella Bibl. Arabo-Sicula, testo, pag. 434; Tigiani, nella Bibl. Arabo-Sicula, testo, pag. 390, 391 e traduzione francese di M. Rousseau nel Journal Asiatique di febbrajo 1853, pag. 72, leggendosi per manifesto errore del Ms. il riscatto di 1000 dinar; Ibn-Khaldûn, Histoire des Berbères, traduzione di M. De Slane, tom. II, pag. 24,; infine Ibn-Abi-Dinâr (El Kaireuani) testo, nella Bibl. Arabo-Sicula, pag. 530 e traduzione francese, pag. 146, dove i traduttori han letto Veneziani in luogo di Pisani. Secondo Ibn-el-Athir e Nowairi fu pattuita la restituzione dei prigioni Musulmani. Tigiani dice positivamente il contrario. I versi che ci rimangono dell’elegia arabica sono stati tradotti nella Nuova Antologia di Firenze, vol. II, fasc. V, pag. 62, maggio 1866.
La data esatta, che si legge nel Bayân, e ch’è seguita da Tigiani e da Ibn-Khaldûn, torna al 480 dell’egira (8 aprile 1087-26 marzo 1088). La conferma la ecclisse solare del 1 agosto 1087; poichè Abu-s-Salt, citato dal Tigiani, dice seguìto il caso di Mehdia immediatamente dopo la ecclisse totale del sole nella costellazione del Lione, sotto la quale erano state gittate le fondamenta di quella città. Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Abi-Dinâr riferiscono il fatto al 481. Marangone dà il giorno di San Sisto del 1088 (1087 dell’anno comune), e la cronica di Santa Sofia il 1089. Ricordisi che, se si dovesse credere al Malaterra, sarebbe stata presa Mehdia il 1086.
Su la citata poesia latina è da notare la esattezza de’ nomi geografici e di molti fatti che si ritraggono da fonti musulmane. Per esempio veggiamo Madia (Mehdia) mirabile e vasto porto e Sibilia (Zawila) città attigua a quella; Pantalorea (Pantellaria) Timimus (Temîm) gli Arrabites (Arabi) nemici di Temîm, macris equis insidentes, corporibus ductiles ec. In generale si può dire che, tagliando un paio di zeri nelle cifre numerali, la narrazione corra esattissima.
Si riscontri il Muratori, Annali, 1088, il quale, non avendo alle mani le memorie arabiche, nè il poema di Guido, cammina con troppo sospetto; suppone esagerata troppo la importanza del fatto; si adombra di quella espugnazione contemporanea di due città, Almadia e Siviglia (El-Mehdia e Zawila) la seconda delle quali gli pare la nota città di Spagna; e conchiude erroneamente “che lo sforzo de’ Pisani fu contro Tunisi.” A cotesto sbaglio lo condusse per avventura la lezione del Malaterra: urbem regiam regis Tunicii, dove, senza dubbio, è da leggere regis Temimi, sì come ho notato in questo medesimo capitolo pag. 158, nota 1.
[382]. L’ha, sesta lettera dell’alfabeto arabico, fu resa per lo più, sino ad uno o due secoli addietro, con le lettere latine ch; e il dal, ottava lettera, più spesso con una t che con una d. L’Anonimo ha Hamus.
Sapendosi dalla storia che Chamut, fatto cristiano con tutta la famiglia, rimase sotto il dominio del conquistatore, possiamo ben identificare il casato con quello del Ruggiero Hamutus, già proprietario di certi beni che Federico II concedea nel 1216 alla chiesa di Palermo (Diploma presso Pirro, Sicilia Sacra, p. 142) e dell’Ibu-Hamûd, ricchissimo signore che Ibn-Giobair vide in Sicilia nel 1185. Questo nobil uomo poteva esser figliuolo o nipote del regolo di Castrogiovanni. Sapendosi ch’ei portasse il soprannome d’Abul-I-Kâsim, sembra anco il Bulcassimus, celebre per brighe alla corte di Palermo, ne’ primordii del regno di Guglielmo il Buono; l’Abu-I-Kâsim al quale Ibn-Kalakis intitolava il suo Ez-Zahr-el-Basim; e l’Ibn-Abi-I-Kâsim, al quale Ibn-Zafer, venuto in Palermo, dedicava, una diecina di anni innanzi, l’Asalib-el-Gaiah, il Mosanni, il Dorer-el-Ghorer, e la seconda edizione del Solwân-el-Motha’, sì come io ho notato nella Introduzione al Solwân (Firenze, 1851) pag. XXIV a XXVII. Si avverta che il nome di Kâsim e il soprannome di Abu-I-Kâsim tornano assai frequenti tra i Beni-Hamûd. Le genealogie di costoro si rinvengono nel Ms. di Parigi, intitolato Ansâb-el-Arab, Supplem. Arabe, 467, fog. 90, verso, e in quello della stessa Biblioteca intitolato ’Omdet-et-Talib, Ancien Fonds, 636 fog. 93, verso e segg. nelle quali opere non si fa parola dei Beni-Hamûd di Sicilia. Della casa spagnuola di questo nome dicono tutte le istorie di Spagna e d’Affrica dell’XI secolo; per esempio Marrekosci, testo, pag. 30 segg., 43 segg.; il Bayân, tom. I, pag. 308; Ibn-Khaldûn, Storia de’ Berberi, traduzione francese, tom. II, p. 152 segg.; Dozy, Histoire des Musulmans d’Espagne, tom. III, p. 316 segg. e passim, tom. IV, p. 13 e segg.
Non merita alcuna fede il libro di Nicasio di Burgio, conte palatino XXIII, intitolato La Discendenza di Achmet, ec. Trapani 1786, in-fol., nel quale si sostiene che la famiglia Burgio discenda da questo Hamudita.
[383]. Malaterra, lib. IV, cap. 5; Anonimo, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 855; Fra Corrado, op. cit., pag. 48.
Il Malaterra pone questo fatto nel 1086; ma al certo sbaglia d’un anno, com’è manifesto dalla correzione che abbiam fatta alla sua testimonianza su la espugnazione di Siracusa e di Mehdia, qui innanzi pag. 168 e 172, in nota. Ibn-el-Athir, Abulfeda, Nowairi, Ibn-Abi-Dinâr, nella Bibl. Arabo-Sicula, pag. 278, 414, 448, 534 portan la data del 481 (1088-89).