[372]. Malaterra, lib. IV. cap. III.
Il primo errore, volontario o no, di questo autore o di chi gli dettava lo scritto, sta nella cronologia. Posto l’assedio di Siracusa nel 1086, i Pisani non gli poteano offrir allora la città di Mehdia, la quale fu presa nel 1087. Si trattava dunque della lega e de’ preparamenti alla spedizione.
[373]. Veggansi i libri III, cap. VI; IV, cap. IX; V, cap. III, vol. II, p. 139-367; vol. III, pag. 80, 81.
[374]. Si vegga la Introduzione ai Diplomi Arabi dell’Archivio fiorentino § XVI, pag. XXVI
[375]. Ibn-el-Athir dice per quattro anni; Guido per tre mesi. Mi accosto anzi al primo che al secondo.
[376]. Oltre i Pisani e i Genovesi, Guido cita un Pantaleo Amalfitanus, inter Graecos, Sipantus. Gli Arabi dicono Pisani, Genovesi e tutti gli altri Rûm ossia, qui, Italiani.
[377]. Così tutti gli scrittori arabi.
[378]. Guido.
[379]. A un di presso 435,000, ovvero 1,160,000 o infine 1,450,000 di lire nostre. La prima cifra si legge in Ibn-el-Athir, la seconda in Nowairi e la terza in Ibn Khaldûn. E questa è la più verosimile, posto il poco valore dell’oro nell’Affrica propria nell’XI secolo, di che ho toccato nel lib. IV, cap. VIII, pag. 362 del Vol. II, ed anco nella Introduzione ai Diplomi arabi dell’Archivio fiorentino, § XII, pag. XVI e seguenti. Guido dice vagamente “prezzo infinito d’oro e di argento.”
[380]. Questi due altri patti si leggono nel solo poema di Guido e mi sembrano verosimili. Non così l’ultimo che egli aggiugne, cioè di tenere come suoi signori i Pisani e i Genovesi, di riconoscere l’alto dominio del Papa e pagargli tributo annuale.