[111]. L’è data da Tigiani. Ibn-el-Athîr fa menzione di questa Busera, “la grida” diremmo noi.
[112]. Questa poesia, che manca nel Ms. di Pietroburgo, si legge in quello della Vaticana, pag. 127 della copia del prof. Sciahuan. La pubblicherò in appendice alla Bibl. ar. sicula.
[113]. Baiân, testo, nella Bibl. ar. sic., pag. 382, e nella edizione del Dozy, pag. 317. Si vegga il cenno biografico di Abu-s-Salt, nella nostra Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, n. IV. Ibn-Khallikân, quivi citato, riferisce che Abu-s-Salt andò a Mehdia il 506.
[114]. Si vegga la pag. 378, in nota, anno 1127.
[115]. Alessandro di Telese, presso Caruso, Bibl. sic., pag. 259. Il cronista dice che Ruggiero “si rammaricò del non aver saputo a tempo la morte del Duca.” Or noi ritraggiamo da Falcone Beneventano e da Romualdo Salernitano, che l’era seguìta il 20 luglio.
[116]. Lettera di Ruggiero al conte di Barcellona e minuta della risposta che gli si richiedea; chè tal è di certo sendo scritta a nome del conte di Barcellona e data dal Palazzo di Palermo lo stesso giorno. La copia è cavata dall’Archivio regio di Barcellona, come si scorge dalla sottoscrizione dello archivario del tempo. Io la tolgo dalla Biblioteca comunale di Palermo, volume segnalo Q. 9. G. 1. ch’è de’ manoscritti di Antonino Amico il quale riportò di Spagna in Sicilia preziosissima raccolta di documenti storici. A questi due diplomi si riferì, al certo, il Di Biasi (Storia del Regno di Sicilia, libro VII, cap. xvi) chiamandoli “Monumenti tratti dal Regio Archivio”, senza dir di qual paese.
La data dal 1127 dell’Incarnazione, torna al 1128, poichè si tratta del mese di gennaio. Se pur non ci fosse per dimostrarlo la indizione 6ª, basterebbe il titolo di Duca di Puglia dato a Ruggiero, il quale nol potea prendere innanzi l’agosto 1127. Lascio da canto il mese di marzo, scritto per sbaglio, quando il XV. Kal. februarii indica precisamente il gennaio. La prossima state riferita alla 7ª indizione, mentre correa la 6ª, mi fa supporre usata qui per anomalia, l’indizione che si rinnovava il 25 marzo, di che v’ha esempii appo la stessa corte di Roma, nell’XI e nel XIIº secolo. Del resto, la cancelleria siciliana adoperava ordinariamente la indizione costantinopolitana. Ei non è verosimile che l’impresa fosse stata proposta per la state della 7ª indizione 1129, a capo, cioè, di 17 mesi dalla data del diploma.
Su i combattimenti che seguirono allora in Catalogna, si vegga il Surita, Anales de la corona de Aragon, lib. I, cap. xlix.
Or ecco i due diplomi:
I. Ego R (Rogerius) Dei gratia Princeps, et Dux Apuliae, Siciliae, et Calabriae Comes, concedo tibi Domino R (Raimundo) eadem gratia Comiti Barcinonensi, per honestissimos legatos tuos, videlicet Petrum Archidiaconum; et Raimundum, venientes ad nos Panormum, gratia (?) requirendi auxilium, et consilium propter guerras, et multiplices incursus Saracenorum in partibus Hispaniae, hanc subscriptam pactionem. Concedo tibi per securitatem baronum meorum, videlicet Roberti de Terona, et Roberti de Miliaco, quia si in praesentia legatorum meorum, videlicet Guilelmi de Pincinniaco, et Samsonis de Surda-valle, ad praesentiam tuam proficiscentium, iuraveris, infra octo dies eorum aduentus ad te, cartulas praesentes mearum pactionum, legatis tuis, vel legato, pro hoc negotio ad me venturis, vel venturo, iurabo quia in futura aestate septimae indictionis, in mense Julii, vel ante, galeas quinquaginta in servitium Dei, et auxilium exercitus, ad exercitum in Hispaniam, excepta occasione, quae propter hoc non sit reperta, mittam. Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, Mense Martii (Januarii) XVº Kal. Februarij, indictione sexta.