[102]. Relazione.
[103]. Tigiani porta l’occupazione del castello il terzo giorno dallo sbarco; il Baiân a dì 28 giumadi primo, correggendosi il testo com’io ho fatto nella Bibl. ar. sic., pag. 371, nota 4. Il primo aggiugne che favorirono in questa fazione il nemico “alcuni Arabi corrotti da’ due capitani di Sicilia”. Secondo la Relazione fu “un de’ ribelli tiranni Arabi” che, per colpo di mano, fece entrare i Cristiani nel castello. Ibn-Hamdîs, nel verso 25 della citata kasîda, esclama: “Lo comperarono (il castello di Dimas) e vendettero alcune anime (de’ loro) alla distruzione. Dimmi s’essi hanno perduto o guadagnato in tal baratto?”
[104]. Relazione. In questo stesso documento, ridondante di figure, si dice degli assediati che “il fuoco li arse, che sembrava quel dell’inferno”. Se ne può dedurre che nell’assedio fosse stata adoperata la nafta.
Le tribù di Arabi che segnalaronsi in queste fazioni, secondo i versi 51 a 58 della citata kasîda, furon quelle dei Riâh, Dahmân, Zeid e Sakhr.
[105]. Tigiani.
[106]. Baiân.
[107]. Questo numero è dato dal solo Ibn-Abi-Dinar, compilatore moderno, ma esatto e non tanto rettorico. Forse trovavasi in alcuna delle relazioni ufiziali contemporanee; perocchè negli squarci serbati dal Tigiani si legge lo stesso numero di centomila, erroneamente dato, e forse per mero sbaglio di copista, al presidio cristiano del piccol castello di Dimas. Si vegga nella Bibl. ar. sic. la nota 5 della pag. 397.
[108]. Ibn-Hamdîs, nella kasîda citata, verso 35, dice “molti provarono a riscattarsi dalla dura lor sorte con tant’oro quant’e’ pesavano; e l’oro non fu accettato!”
[109]. Baiân, senza dire il motivo al quale io attribuisco la longanimità del governo zirita.
[110]. Ibn-el-Athîr, porta la catastrofe il mercoledì 15 giumadi 2º; il Baiân il 15 giumadi; Tigiani il mercoledì 14 giumadi. I fatti sono raccontati con poco divario in quelle tre opere. E lo stesso in Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinar.