[95]. Cotesto nome è dato dal Baiân e dal Tigiani. La relazione ufiziale, co’ suoi vezzi di prosa rimata, dice “un’isola piena di ahsau.” Or, secondo i dizionarii, questo vocabolo è plurale di hisâ, o husâ “acqua che s’infiltra nella sabbia, e la sabbia stessa:” mentre huswa, singolare di ahasi, vuol dire sorso o centellino. Il Quatremère nella versione francese di Makrizi, Sultans Mamlouks, tomo I, parte 1, pag. 19, nota 19, spiega, con moltissimi esempii, hisa “puits creusé dans le sable.” Io ritengo che i due vocaboli siano stati usati promiscuamente, come sono simili le radici e vicino il significato, e che l’isolotto fosse stato detto Ahasi per cagion de’ pozzi che vi si cavassero.

Più importante osservazione è che gli Arabi contemporanei abbian parlato di un isolotto, mentre or ve n’ha due. Trascuraron essi il minore: o ve n’era un solo che poi si è spezzato; oppure le sabbie n’han formato un altro dal XII secolo in qua?

Nella carta di Smyth, nuova edizione del 1860, sono segnati a settentrione del Capo Dimas i due isolotti Baltah, divisi dalla terra ferma per uno strettissimo canale di basso fondo. I medesimi, col nome di “Isole Sorelle,” si veggono nella bella carta del Sahel, ossia costiera tunisina, pubblicata dal sig. Enrico De Gubernatis, nel primo Fascicolo del Bollettino della Società geografica italiana, Firenze, agosto 1868. Nella carta si vede il tratto di costiera da Mehdia a Dimas, del quale noi parliamo nel testo; e le Osservazioni aggiunte a pag. 245, del Bollettino, §7, danno l’odierna larghezza dello Stretto tra Dimas ed Ahasi.

[96]. Relazione.

[97]. Il Merâsid-el-Ittila’, ediz. di Leyde, tomo I, 443, ricorda de’ luoghi di questo nome a Waset e ad Ascalona, e dice che esso significhi carceri. Si potrebbe supporre che il nome del Capo fosse venuto da alcun edifizio romano che era o pareva una prigione, poichè negli atlanti marittimi si vede il segno di antiche rovine sul lato settentrionale del capo. In Makrizi, Mowâ’iz, ediz. di Bulâk, tomo I, pag. 482, 483, è intitolata così una specie di navi. Questo vocabolo poi par derivato dalla lingua greca e congenere a Dâmâs e Dâmûs “volta sotterranea.” Nel dialetto siciliano, “dammusu” vuol dire “tetto a volta” ed anco “cella sotterranea di prigione.”

Secondo Ibn-el-Athîr, Dimas, terra murata, racchiudeva un castello posto in riva allo Stretto; poi ch’egli dice che i Cristiani aveano occupato il castello, e che i Musulmani lo assediavano.

[98]. Tigiani.

[99]. Baiân e Tigiani.

[100]. Baiân.

[101]. Baiân e Tigiani. Ma Ibn-el-Athîr dice che i Siciliani aveano assalita la terra di Dimas ed erano stati respinti dagli Arabi.