[124]. Le scarse sorgenti istoriche di questo fatto non ci permettono di ritrarre precisi i particolari. Abbiamo in primo luogo la bolla dell’antipapa Anacleto, data il 27 settembre 1130, pubblicata in parte dal Baronio e poi dal Pirro, Chronologia, pag. XV e XVI, per la quale concedeasi a Ruggiero la corona del regno di Sicilia, Calabria e Puglia, dichiarandone capo la Sicilia. Ma noi non sappiam se questa bolla sia stata mai spedita, e sopratutto se Ruggiero l’abbia accettata. L’abate di Telese, scrittor di corte, non ne fa parola. Ei narra il fatto come proceduto dal solo voto del Parlamento e limita il titolo regio alla Sicilia. Ma questo abate cortigiano scrisse dopo la pace del re con Innocenzo II; onde si potrebbe supporre ch’egli avesse trascurata ad arte la concessione dell’antipapa e ridotto il titolo regio ne’ termini che poi assentì Innocenzo. La bolla, in fine, di questo papa, data il 27 luglio 1139, pare una transazione, ammettendo il titolo di re per la Sicilia e mantenendo quel di duca per la Calabria e la Puglia, pretesi feudi della Santa Sede.

Ho detto transazione, perchè il titolo usato da Ruggiero tra il 1130 e il 1139 fu Sicilie atque Italie rex, come si legge nei diplomi di settembre 1131, presso Pirro, Sic. Sacra, pag. 386, 387; del 1133 e 1137, presso Ughelli, Italia Sacra; e vedeasi a rilievo in una campana del duomo di Palermo, detta la Guzza, gittata in Palermo il 1136, indiz. xiv, della quale il Pirro, Chronologia, pag. XVI, riferisce la leggenda. Occorre anco in un diploma di Ruggiero, dato di novembre 1137 e trascritto da Falcone Beneventano, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 367. Cotesto titolo ricomparisce talvolta nei diplomi de’ due Guglielmi: ma più ordinariamente fu usato quello di re di Sicilia, del Ducato di Puglia e di Calabria, e del Principato di Capua. Si corregga con questi particolari il saggio storico ch’io scrissi nella mia prima gioventù, stampato il 1835 nelle Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia, fasc. 35, sotto il titolo di Osservazioni intorno un’opinione del Signor Del Re, ecc.

[125]. Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. II, III; Falcone Beneventano, anni 1130 segg.; Romualdo Salernitano, negli stessi anni. Marangone, nell’Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 9, dice dell’armata di Ruggiero. L’abate di Telese, presso Caruso, Bibl. Sic., pag. 282 e 295, fa menzione delle compagnie stanziali. La bolla d’Innocenzo II è stata già citata nella pag. precedente, in nota.

[126]. Alessandro abate di Telese, presso Caruso, op. cit., pag. 274.

[127]. Otone di Frisingen, Chronicon, lib. VII, cap. 20.

[128]. Abate di Telese, nell’op. cit., pag. 275, 276.

[129]. Anno 1133.

[130]. Anno 1133, presso Caruso, op. cit., pag. 351.

[131]. Anno 1127.

[132]. Falcone Beneventano, presso Caruso, op. cit., pag. 345.