[133]. Epistole, presso Martene e Durand, Veterum Scriptorum, ecc. tomo II. Parigi, 1724, pag. 183, 186 segg.
[134]. Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 529; Tigiani, Ibn-Khaldûn, e Ibn-Abi-Dinâr, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 284, 398, 487 e 536. Nessuno di questi compilatori ci dice appunto in qual mese dell’anno musulmano fossero succeduti gli avvenimenti ch’e’ narrano. La durata dell’assedio e i due fatti che seguono, sono riferiti dal solo Ibn-Abi-Dinâr, nell’op. cit., pag. 537. Tutti pongono l’assedio di Mehdia prima del saccheggio delle Gerbe, del quale abbiamo la data precisa dall’Edrîsi.
Al citato luogo d’Ibn-Khaldûn risponde la versione francese di M. De Slane, vol. II, pag. 27; la quale, nello stile scorrevole e netto dell’egregio traduttore, dà talvolta ai fatti quella precisione che lor manca nel testo e li ravvicina l’uno all’altro e connette più strettamente che non abbia fatto l’autore. Così il passo “Roger prit aussitôt la résolution, etc.” rappresenta come avvenuti entro pochi mesi, due fatti tra i quali corsero nove anni, cioè dal 1127 al 1135.
[135]. Ho dati alcuni ragguagli su le cose di questa isola nella Storia del Vespro Siciliano, edizione del 1866, tomo I, pag. 309 segg. e in una lettera indirizzata al signor Federigo Odorici, tra gli Atti e memorie delle regie deputazioni di storia patria per le province modenesi e parmensi, vol. III. N’ho fatta anco menzione nel presente lavoro, libro III, cap. X, vol. II, p. 197.
[136]. Si confrontino: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 529; Baiân, anno 530; Tigiani; Abulfeda, anno 529; Nowairi; Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinâr, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 73, 286, 372, 384, 415, 456, 494 segg. 498 e 537. La versione e il testo di Edrîsi si veggan anco nella Description de l’Afrique et de l’Espagne par MM. Dozy et de Goeje, Leyde, 1866, pag. 151-152; quella d’Ibn-Khaldûn, nella Histoire des Berbères, per M. De Slane, tomo I, 245; II, 397, 427; III, 63 segg. 87, 122; e quella di Tigiani, per M. Rousseau, nel Journal Asiatique, Aôut-sept. 1852, pag. 170 segg. Debbo avvertire il lettore che il paragrafo d’Ibn-el-Athîr su le Gerbe ed alcuni altri citati nel corso del presente capitolo, sono stati tradotti dal baron De Slane, in appendice al II volume della Histoire des Berbères, par Ibn-Khaldoun, pag. 578 segg. anni 529, 537, 541, 543, 544, 546, 547.
Fuorchè il Baiân, gli altri portano il fatto nel 529, e l’Edrîsi, ch’è il solo contemporaneo e lo potea ben sapere, lo riferisce allo scorcio dell’anno. Ibn-Khaldûn, in un luogo, dice l’occupazione avvenuta il 529 e in un altro il 530.
[137]. Ibn-Abi-Dinâr, compilatore, com’ho avvertito altre volte, moderno ma diligentissimo, il quale, senza dubbio, copiò questo squarcio da qualche cronista contemporaneo, scrive che il re “pose i Gerbini superstiti nella condizione di Khewel suoi.” Questa voce significa “famigliari, servi, uomini che lavorano pel padrone.” Ibn-Khaldûn, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 498, dice che gli abitatori furono lasciati nell’isola e sottoposti alla gezìa. Lo stesso autore, narrando in altro luogo (Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 496) che l’isola si ribellò e fu ripigliata il 1153, dice che i Siciliani adoperarono al lavoro i raia’ (infime classi del popolo) e i contadini: le quali parole il dotto baron De Slane ha tradotte (Histoire des Berbères, tomo III, pag. 64) “et [les Siciliens] y établirent des agents chargés d’administrer les gens du peuple et les cultivateurs.” Anco il Tigiani, nel luogo citato, fa supporre diversa la condizione de’ Gerbini avanti e dopo la ribellione; poich’ei dice del conquisto del 1135, che gli avanzi della popolazione rimasero sotto il dominio de’ Siciliani, e di quello del 1153 che gli abitatori furono la più parte menati prigioni in Sicilia e non rimase nella Gerbe se non che la gente da nulla. Anco Edrîsi parla della cattività in Palermo il 1153.
E questa parmi la principale differenza de’ provvedimenti dati nelle due imprese. Nell’occupazione del 1135, confiscati i possessi, ma lasciata nel paese la gente, che non fu menata in cattività prima che si promulgasse l’amân. In quella del 1153, fatti schiavi quanti non furono uccisi e lasciato un pugno d’uomini, sì poco da non potersene temere altra sollevazione.
[138]. Si veggano i Diplomi Arabi dell’Archivio fiorentino, Introduzione, § XVII, pag. xxxix, segg. e Mas-Latrie, Traités de paix, etc., au moyen-âge, Paris, 1866, in 4. Introduzione, pag. 83 segg.
[139]. Si riscontri il capitolo precedente, pag. 372.