[169]. I Cristiani di Mehdia in questo tempo erano, com’e’ mi sembra, in parte indigeni dell’Affrica propria e in parte stranieri. Chi voglia notizie più particolari su’ Cristiani dell’Affrica settentrionale nell’XI e XII secolo, potrà consultare la introduzione storica dell’opera del signor Mas-Latrie, intitolata Traités de paix, ecc., pag. 7 ed 11 e 67 segg. Ancorchè io ritenga lontani dal vero alcuni particolari, quivi narrati, delle guerre che seguirono tra gli italiani e i Musulmani d’Affrica nell’XI secolo, (pag. 7, 8, 9,) ed ancorchè l’autore, per troppa tenerezza, esageri qui i meriti della Corte romana, mi piace pur di attestare la diligenza delle ricerche, la copia della erudizione e il bell’ordine di tutto il lavoro.

Oltre i fatti citati dal signor Mas-Latrie su quel favorito argomento, va ricordata una testimonianza di cronisti arabi su le chiese dell’Affrica propria nel 955. (Storia de’ Musulmani di Sicilia, tomo II, pag. 248, lib. IV, cap. II) e il detto del continuatore di Sigiberto da Gembloux: che Ruggiero, nel 1148, rimandò libero alla sua sede il vescovo di Affrica, il quale era ito da servo a consecrarsi in Roma, (presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 950). Ci occorrerà anco nei capitoli seguenti di aggiugnere qualche altro particolare su questo subietto.

[170]. Quelle del sabato e del venerdì, il 558, e il 573, dell’egira, secondo il Baiân, ediz. del Dozy, tomo I, pag. 326, e nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 374. Edrîsi descrive cotesto piano che dividea le due città e chiamavasi Er-Ramla, ossia “La Sabbia;” presso Dozy et De Goeje, Description, ec., pag. 128.

[171]. In linguaggio legale sono chiamate Omm-walid, ossia “madre di figlio.”

[172]. Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 543; Baiân, stesso anno; Tigiani; Abulfeda, stesso anno; Ibn-Khaldûn; Ibn-Abi-Dinâr, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 292 segg. 373, 399, 416, 500 segg. 539. Abulfeda, per errore, com’ei pare, avendo del resto compendiato o piuttosto mutilato il racconto d’Ibn-el-Athîr, dice che la fuga fu consigliata ad Hasan dagli ottimati. Negli scrittori cristiani si fa un cenno appena della occupazione di questa città, alla quale è dato, al solito, il nome d’Affrica. Così Romualdo Salernitano e il Dandolo, anno 1148, presso Muratori, Rer. Ital., tomo VII, pag. 191, e XII, pag. 283. Si veggan anco: Continuazione di Sigeberto da Gembloux, anno 1148; Appendice al Malaterra, luglio 1149; Ugo Falcando, presso Caruso, Bibl. Sicula, pag. 950, 250, 410. La continuazione di Sigeberto è stata ultimamente ristampata dal Pertz, Scriptores, tomo VI, pag. 453-4, dove i nomi delle città prese sono scritti: Africa, Suilla, Asfax, Clippea.

[173]. Stesse autorità citate nella nota precedente. Edrîsi dice anco presa Sfax il 543, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 72, e nella Description, ecc. di Dozy e De Goeje, traduzione, pag. 126.

[174]. Ibn-el-Athîr, loc. cit.

[175]. Il capitolo d’Ibn-el-Athîr citato dianzi a questo proposito (Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 297) ha un passo che va corretto secondo la copia litterale che ne fece il Nowairi (Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 458, nota 1): “Il dominio de’ Franchi si stese da Tripoli del Garbo fin presso Tunisi, e dai deserti del Maghreb a quelli di Kairewâu.” Deserto del Maghreb pare che qui significhi quello di Barca.

[176]. Si confrontino gli stessi autori citati per l’occupazione di Mehdia nella pag. 418, nota 3. I Cristiani, dicendo dei conquisti di Ruggiero in Affrica, danno, oltre il nome di Mehdia, que’ di Susa, Bona, Cafsa, Sfax e Tripoli.

Chi legga gli Annali Musulmani del Rampoldi, crederà ch’io qui defraudi il pubblico d’un tesoro di fatti storici. Il Rampoldi, portata nel 1149 la presa di Mehdia, aggiunge di capo suo che 60 mila crociati francesi e italiani sbarcarono in Libia; che Ruggiero li seguì per visitare i recenti acquisti delle sue armi; ch’ei volea varcare il deserto per andare in Egitto; che Hasan signore di Bugia si oppose (!!), ma che costui fu sconfitto e i Cristiani, lasciato presidio a Bugia, passarono veramente in Egitto, ecc.