[177]. Ibn-el-Athîr, anno 544, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 297; Sefedi, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 657. Il proverbio ch’è nel testo di Sefedi, si legge con poche varianti nel Meidani, ediz. di Freytag, tomo II, pag. 588, ed anco nel Dizionario dello stesso dotto orientalista, tomo II, pag. 517.

[178]. Ibn-el-Athîr, anno 543, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 295, 296.

[179]. Il Kartâs, pag. 126 del testo e 169 della traduzione latina, ha ch’ei fosse andato a Genova. Nella Storia de’ Berberi, per Ibn-Khaldûn, testo arabico, tomo I, pag. 231, e versione francese, tomo II, pag. 58, è un luogo che M. De Slane ba tradotto: “Yahya s’embarqua pour la Sicile, afin de se rendre, de là, à Baghdad. Au lieu de pousser jusqu’à cette île, il alla débarquer à Bòne, etc.” Or l’autore, nella sua concisione, spesso frettolosa ed oscura, ha qui litteralmente: “Jehia s’imbarcò per la Sicilia, proponendosi di passare indi a Baghdad; poi si volse a Bona,” ecc. in guisa da far capire più tosto, che, arrivato in Palermo ei fosse ito a Bona, in vece di Baghdad; il qual significato ed esce più spontaneo dalle parole dell’autore, e s’adatta meglio agli altri fatti che noi conosciamo, cioè i fratelli di Jehia venuti in Sicilia; la lega proposta da Ruggiero agli emiri arabi, ecc. L’andata a Genova, nè la sembra inverosimile, nè incompatibile col viaggio in Sicilia; poichè gli Hammaditi, a Bugia a Bona e in altri loro porti, praticavano co’ Liguri, sì come co’ Siciliani, e conosceano per prova la potenza navale degli uni e degli altri nel XII secolo.

Il Marrekosci, testo arabico, pag. 147, raccontando alla grossa, dice che Abd-el-Mumen, il 540, assediò Bugia e che Jehia, vedendo non potersi difendere, fuggì sin ch’ei venne a Bona e di là a Costantina.

[180]. Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc. Il soggiorno di questo Abd-Allah in Sicilia è attestato anco da Ibn-Bescirûn, il quale dà alcuni versi di Abu-Hafs-Omar-Ibn-Fulfûl, recitatigli dall’Hammadita quando s’incontrarono in Sicilia. Veggasi la Kharîda di Imâd-Eddîn, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 599, 600.

[181]. Gli Arabi correvano quasi sino ai limiti occidentali dell’odierna provincia di Costantina. Si vegga Edrîsi, Description de l’Afrique, ec., traduz. de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 92 a 97 del testo, e 107 a 114 della versione.

[182]. Ibn-el-Athîr, anni 547, 548, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 297, segg. e nel testo del Tornberg, tomo XI, pag. 103, 122.

[183]. Ibn-el-Athir, anno 548, e Ibn-Khaldûn, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 299, 502. Ne fa un cenno l’Anonimo Cassinese, anno 1151, presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 510.

[184]. Edrîsi, nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 73 e nella Description de l’Afrique ecc. traduzione de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 136. Il prudente geografo, che pubblicò il suo libro poco appresso il supplizio di Filippo, si limita a dire che Bona fu conquistata “da uno degli uomini del gran Re.” Si vegga anco Ibn-Khaldûn, op. cit., pag. 491.

[185]. Confrontinsi: Edrîsi, Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella Bibl. arabo-sicula, pag. 74, 384, 385 e 496; il primo anco nella citata versione de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 151, e l’ultimo nella versione del baron De Slane, Histoire des Berbères, tomo III, pag. 64.