[396]. Nel testo d’Imâd-ed-dîn leggiamo “che i Cristiani messero su le gerkh” e “spianarono le zambûrek.” Della prima di coteste armi si è fatta menzione nell’assedio di Alessandria. La seconda è citata da Behâ-ed-dîn, edizione di Schultens, pag. 150 e da Reinaud, Extraits, etc. pag. 416.

[397]. Paolo Santini da Duccio, nel bel ms. della Biblioteca imperiale di Parigi, pubblicato in parte da MM. Reinaud et Favé (Du feu gregeois, etc., Paris 1849 in -8) dà la figura del mantellectus del XIV secolo, un asse cioè, inclinata a 45° e sostenuta da due fiancate triangolari, in forma di leggìo, dietro la quale riparavasi il soldato. Traduco mantelletti la voce giafati che si legge in Imâd-ed-dîn e con lieve variante in Ibn-el-Athîr. Questi nomina inoltre le târakîa, che M. Reinaud, con l’approvazione di M. De Sacy (Chréstomathie Arabe, tomo I, pag. 273, della 2ª edizione) credette analogo a θώραξ. Ma qui evidentemente non si tratta di corazze, e se pure quel vocabolo greco diè origine all’arabico, variò in questo il significato, vedendosi nel Vocabulista Arabico della Riccardiana resa “scutum” la voce Derak o Tarak. Credo sia appunto la nostra “targa”, ossia scudo grande del medio evo. E questo si adatta molto meglio che corazza, nel luogo di Makrizi, citato da M. De Sacy. Si riscontri Quatremère, Histoire des Mongols de la Perse, tomo I, pag. 289. Imâd-ed-dîn, in luogo di questa voce, ne mette due, cioè tirds “scudi” e satâir, che mi par usato genericamente per significare “ripari”.

[398]. Si confrontino: ’Imâd-ed-dîn da Ispahan e il suo compendiatore Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella Biblioteca arabo-sicula, testo, pag. 205 segg. 337 segg. e Ibn-el-Athîr, anno 584, op. cit., pag. 312 segg. e nella ediz. del Tornberg, tomo, XII, pag. 2 segg. M. Reinaud ha dato un cenno di cotesto racconto ne’ suoi Extraits.... relatifs aux Croisades, pag. 226-227.

[399]. Gesta regis, etc. attribuita a Benedetto di Petersborough, dianzi citata, tomo II, pag. 175, 180. Si confronti quel testo con Ruggiero de Hoveden.

[400]. Si confrontino: la continuazione francese di Guglielmo di Tiro, lib. XXIV, cap. 7, nel Recueil des historiens des Crosaides, Historiens Occidentaux, tomo II, pag. 114-115 e la citata Gesta regis Henrici II, attribuita a Benedetto abate di Petersborough, tomo II, pag. 133, alla quale corrisponde Ruggiero de Hoveden, presso Caruso, Bib. Sic., pag. 960.

[401]. Gesta regis Henrici II, or or citata, II, 54. Come si ritrae dalla prefazione dello Stubbs, l’autore anonimo era informatissimo degli affari della corte inglese, negli ultimi tempi di Arrigo II e ne’ primi di Riccardo. Il qual principe avendo passato l’inverno del 1190-1 in Messina, dove ei conobbe Margarito, e la state seguente all’assedio d’Acri, i suoi intimi doveano sapere benissimo que’ fatti recenti dell’armata siciliana ne’ mari di Palestina. Ecco le parole del cronista: “Eodem vero anno, quidam vir potens et terra et mari, natione Sigulus (siculus), nomine Margaritus, per auxilium domini sui Willelmi regis Siciliæ, profectus cum quingentis galeis bene munitis, et viris bellicosis et victu et armis, in auxilium Cristianorum, et vias maris tanta calliditate obstruxit, quod Sarracenis qui Acram civitatem et cæteras terræ Jerusalem civitates et munitiones circa maritima occupaverant, nullus securus patebat egressus. Contigit autem quadam die, quod dum milites et servientes Saladini veherent arma per mare, et victualia ad subventionem filii Saladini et familiæ suæ qui erant apud Acram, occurrit eis predictus Margaritus cum suis; et commisso cum eis prœlio, illos devicit et omnes interfecit.” Il numero di 500 galee è sbagliato evidentemente dal copista, che dovea scrivere 50.

Il compendio delle Crociate per Ahmed-ibn-Alì-el-Harîri, ms. della Bibl. imp. di Parigi, Suppl. Arabe, 1905 attesta che le forze siciliane si trovavano all’assedio d’Acri il 585 (1189) insieme con quelle di Costantinopoli, Roma, Genova, Pisa, Majorca, Rodi, Venezia, Creta, Cipro e Lombardia.

[402]. Eustazio, De Excidio Thessalon., edizione di Francoforte, pag. 282, e di Bonn, pag. 421.

[403]. Riccardo da S. Germano in principio della Cronica.

[404]. Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nel Journal Asiatique di dicembre 1845 e gennaio 1846 e traduzione italiana nell’Archivio Storico, Appendice, nº 16.