[475]. Presso Caruso, op. cit., pag. 552, sotto l’anno 1194, che, secondo il calendario seguito da Riccardo, finiva in marzo 1195.
[476]. “Se et omnia sua, potestati ejus contradiderunt.”
[477]. Presso Muratori, Rer. ital., VI, 896, e Pertz, XX, 325, 326.
Anche il dottor Toeche, sì imparziale in altri luoghi, vuol negare, pag. 60, cotesti supplizii e indebolire l’autorità di Ottone di San Biagio, difesa, com’abbiam detto, dal Cohn.
[478]. Corrado di Liechtenaw, Chronicon, ediz. cit., pag. 238, anno 1198, nota le origini di cotesti racconti e i dubbii che ispiravano. Così anco Gotfredo monaco, nella raccolta del Freher, tomo I, pag. 361; e così altri cronisti tedeschi.
[479]. Arnoldo abate di Lübeck, lib. V, cap. xxv, xxvj, secondo l’edizione di Pertz, XXI, 203.
[480]. Arnoldo, op. cit., pag. 201.
Si confrontino Annales Stadenses, Pertz, XVI, 352, anno 1196; Annales Marbacenses, Pertz, XVII, 167 segg., anno 1197; Corrado di Liechtenaw, ediz. cit., pag. 232, anno 1198; Annales Colonienses Maximi, Pertz, XVII, 804, anno 1197, dove anche questa congiura è riferita con un “conspirasse dicebantur” e la connivenza dell’imperatrice con un “rumor.... varia seminat” e con un “vulgabatur.”
L’ira di Arrigo contro la moglie è attestata da Riccardo da San Germano, il quale, narrando l’ultima andata dell’imperatore in Sicilia, (cioè a Messina) continua “ubi ad se duci imperatricem iubet. Qua in Panormi, palatio constituta, quidam Guilielmus, etc.,” presso Caruso, Bibl. sic., pag. 553. Or il comando di menargli l’imperatrice, somiglia molto ad una nobile cattura. Le reticenze stesse dei contemporanei tedeschi, fan supporre assai gravi i fatti politici che si apponeano alla Costanza; ma erano ciarle de’ cortigiani e de’ condottieri, com’abbiam detto, e i cronisti naturalmente le aggravarono, scrivendo dopo la morte d’Arrigo, quando Costanza avea cacciati tutti i Tedeschi dal Regno.
[481]. Si vegga l’edizione del Baluzio, lib. II, n. 221 e si confrontino le epistole, lib. I, n. 26, 557, ec.