[505]. Un diploma, presso Breholles, op. cit., I, 53, prova che Federigo era di nuovo in Palermo nel mese di agosto.

[506]. Si veggano presso Breholles, op. cit., i diplomi a favor di città o Chiese di Sicilia negli anni 1200, 1201, 1207, 1209, 1210, 1211, vol. I, 45 segg., 85 segg., 128, 913, 180, 182 segg. e specialmente a p. 194.

[507]. Questi due importanti fatti sono narrati nella continuazione di Guglielmo di Tiro, lib. XXIV, cap. 59, 60, presso Martene e Durand, Amplissima collectio, V, 676, 677.

[508]. Nelle Gesta Innocentii III, presso Caruso, op. cit., pag. 649 e presso Bréholles, op. cit., I, 57, è una epistola senza data, indirizzata, com’e’ pare, ai reggenti, da riferirsi di certo a’ primi tempi dopo la sconfitta di Marcualdo, nella quale il papa replica il divieto di far pace con costui; ma permette di perdonare a’ Saraceni, quantevolte dessero sicurtà. Innocenzo conchiudea con la solita minaccia di mandare contro essi e gli altri traditori, i principi cristiani già bell’e armati per la Crociata. E nel 1202, Innocenzo, scrivendo all’arcivescovo eletto di Palermo per raccomandargli Brienne, ch’egli allora volea far passare in Sicilia, significa al suo fidato di avere indirizzate a’ Saraceni le lettere ch’ei gli aveva chieste. Presso Bréquigny, Diplomata, etc. tomo II, p. 98, ep. 39 del libro V.

[509]. Epistola del 17 giugno 1203, presso Bréholles, op. cit., I, 102. Tra le altre cose, il papa rinfaccia a que’ monaci di avere propalato un segreto ch’essi dovean celare gelosamente; ond’erano nati tanti mali in Palermo e per tutta la Sicilia. Li accusa poi di appropriazione delle entrate, violazione di sepolture, sevizie agli uomini del loro arcivescovo, assalto contro quel prelato e corruzione del Capparrone; al quale avean dato danaro, ed alla sua moglie de’ grandi nappi d’argento ed una dalmatica de hulla (è voce arabica) che valea più di mille tarì.

Si noti bene che la epistola del settembre 1206, è indirizzata, tra gli altri, ai capi musulmani di Giato, della quale fortezza il papa avea chiamati occupatori, tre anni innanzi, i monaci di Morreale. Or egli è evidente che i Musulmani non avean data di certo a que’ frati la principale fortezza loro; onde la così detta occupazione non poteva essere che il soggiorno in qualche fattoria sotto la protezione del Capparrone, il quale col titolo di capitano generale teneva Palermo e rappresentava la legittima autorità.

Egli è probabile che, dopo l’accordo del cancelliere con Marcualdo, fosse ritornato qualche musulmano in Palermo. Noi veggiamo in un diploma del 1202, presso Mongitore Sacrae Domus mansionis.... Panormi Monumenta historica, cap. IV, la soscrizione d’un ’Amineddal, olim magister regii stabuli.” È manifestamente il titolo onorifico di Amîn-ed-daula (il fidato della dinastia) dato a qualche gaito de’ primarii della corte. Del resto non si può supporre allontanati assolutamente di Palermo tutti i Musulmani, convertiti o no; nè è inverosimile che quel vecchio servitore di corte, come parecchi altri non sospetti o dimenticati, fossero anco rimasi in città nel principio del 1200, quando la popolazione cristiana doveva essere più concitata contro gli altri Musulmani.

[510]. Epistola di settembre 1206, presso Bréholles, op. cit., I, 148.

[511]. Presso Caruso, op. cit., p. 658. Si vegga anco un diploma di Federigo, dato di luglio 1208, per lo quale fu approvato un accordo tra i monaci di Morreale e l’arcivescovo, partigiani i primi di Diopoldo, e l’altro di papa Innocenzo. Presso Bréholles, op. cit., I, 135.

[512]. Diploma d’ottobre 1211, presso Bréholles, op. cit., pag. 191 segg. Conferma questo mio supposto il diploma del 15 gennaio del medesimo anno, citato nella stessa opera p. 184, per lo quale Federigo die’ all’arcivescovo di Morreale autorità di prendere i beni e le persone dei Saraceni che non adempissero gli obblighi loro verso quella Chiesa.