[498]. Presso Breholles, op. cit., I, 34.

[499]. Op. cit., I, 37.

[500]. Si vegga il capitolo precedente, pag. 554, del volume.

[501]. Il Caruso, Bibl. sicula, 647, ha “Magadeo.” Io seguo più volentieri la lezione del Breholles, op. cit., I, 48, la quale rappresenta il noto vocabolo Mogêhid, ch’è talvolta nome proprio e talvolta soprannome. Si vegga il libro V, cap. 1, pag. 4 segg. di questo volume. Un Ibn-Mogêhid possedeva una casa in Palermo, secondo il diploma arabico del 1190, del quale il Gregorio ha dato uno squarcio. De supputandis, etc. pag. 40.

[502]. Questa battaglia è raccontata da Anselmo arcivescovo di Napoli testimonio oculare, nella epistola ch’ei scrisse a Innocenzo, com’e’ pare, il giorno appresso; la quale si legge in tutte le edizioni delle Gesta Innocentii III, cap. xxvj. Fa cenno della vittoria, l’Anonimo pubblicato dal Breholles, op. cit., I, 893 e Riccardo di San Germano. L’occupazione di Morreale pria dell’assedio di Palermo è attestata, inoltre, da una epistola d’Innocenzo, libro III, n. 23, edizione di Bréquigny, II, 27 e Raynaldi Annales, 1200, § 3, 8.

Anselmo, scrivendo al papa, vuol dare tutto il merito della giornata a Jacopo congiunto di quello e maresciallo di Santa Chiesa, e lascia addietro quant’ei può il conte Gentile, fratello del cancelliere, ch’era sì poco gradito al papa fin da que’ primi tempi. Ma la verità trapela nell’epistola stessa, là dove si dice che fin dal principio della battaglia. Gentile e Malgerio alla testa de’ fanti, “potenter ascenderunt, transcenderunt et obtinuerunt montana, et omnes fere quot ibi inventi sunt in ore gladii posuerunt.” Or se Gentile fin dal mattino avea rotta sì fieramente la sinistra di Marcualdo, egli ebbe, per lo meno, tanto merito nella vittoria, quanto il maresciallo “qui in extremo locatus, castellum tenebat, immo ipse castellum erat exercitus.” Anzi l’è verosimile che, verso le tre, quando fu preso il campo nemico, i fanti scendendo da Morreale sul fianco sinistro o alle spalle del nemico, cooperassero efficacemente alla vittoria. Aggiungasi che l’Anonimo or citato dice rotto Marcualdo in Morreale; onde parrebbe che lì fossero state decise le sorti della battaglia.

Il castello del quale fa menzione Anselmo nel passo or or trascritto, non può esser altro che la Cuba, se pur non si voglia supporre un altro castello o palagio vicino, del quale non fosse rimasa vestigia nè memoria. Marcualdo conduceva un grosso di cavalli ed appoggiavasi co’ fanti a Morreale. Quale fianco appoggiava egli dunque? Il sinistro di certo; perchè delle due valli che sboccano nella pianura d’ambo i lati di Morreale, quella dell’Oreto è piana ed aperta; quella di Boccadifalco stretta e tortuosa; l’una è continuazione delle falde di Morreale, l’altra è disgiunta da quel luogo per gli aspri gioghi del Caputo. Però mi sembra non resti alcun dubbio sul campo della battaglia, nè su la posizione de’ due eserciti.

Il testo di Riccardo di San Germano, del quale d’altronde non si ricava alcun particolare, è evidentemente guasto in questo luogo, come notò il Muratori negli Annali. Si vegga nel Caruso, op. cit., p. 556, dal quale non si allontana qui l’ottima e recente edizione del Pertz.

[503]. Questo fatto è riferito dal solo Anonimo, presso Breholles, op. cit., I, 893.

[504]. L’Anonimo, op. cit., I, 893, il quale dice di Marcualdo vinto due volte: “Et nihilominus omnes Siculi a sua fidelitate non discedebant.”