Per Morreale si ritrasse che i Saraceni aveano fatte prede fino alle mura della Chiesa e cacciati tutti i Cristiani da’ luoghi vicini. Ma alle lagnanze l’imperatore rispondea che que’ Saraceni non ubbidivano lui nè il papa, e ch’egli avea durati tanti travagli e tante spese per costringerli, e gli era venuto fatto.

[527]. Alla metà del XII secolo, il vescovo di Cefalù possedea molti villani musulmani, come si scorge dalla platea che noi abbiam citata nel libro V, cap. viij, pag 205, 211 del presente volume.

[528]. Si vegga il lib. V, pag. 546 di questo volume.

[529]. Giovanni Villani, lib. VI, cap. 14.

[530]. Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 613.

[531]. L’inquisizione riferita nel diploma del 28 ottobre 1238, presso Bréholles, op. cit., V, 251, ci fa sapere che “al tempo della guerra” molti uomini del demanio s’erano rifuggiti ne’ possedimenti del vescovo di Catania, allettati dal “luogo sicuro e fertile,” e che il demanio, secondo il diritto de’ tempi, li avea richiamati alle loro sedi. In vero non si dice che fossero stati musulmani.

[532]. Le citazioni si vedranno nel seguito del racconto.

[533]. Appunto è l’Appendice al cronista Malaterra, il quale raccontava tanti fatti di Benavert, presso Caruso, op. cit., pagina 250.

[534]. Si vegga il cap. primo del presente libro, pag. 374 del volume.

[535]. Nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 491 segg. e nella Histoire des Berbères, traduzione del baron De Slane, II, 335; il quale, avendo seguita una lezione che lasciava in bianco il nome del luogo, e non ricordandosi di Lucera, ha supplito tra parentesi Melfi.