Ma gli antichi traduttori italiani pensaron bene di scrivere Parigi in luogo di Sicilia; come si vede nella edizione citata, pag. 76 e nella variante di un codice della Riccardiana, che ha data il Milanesi nella edizione del 1864 (Il Boezio e l’Arrighetto), pag. 341.
Il Mebus, nella vita di Ambrogio Traversali, Epistolæ etc., Firenze, 1759, in foglio, sostiene con ottime ragioni che il carme di Arrigo da Settimello fu scritto nel 1193.
[815]. Ibn-el-Giuzi, da noi citato nel capitolo precedente, pag. 615.
[816]. Si vegga la cronica del Salimbeni, il quale lo chiama (pag. 3) “pestifer et maledictus, schismaticus, haereticus et epicureus, corrumpens universam terram”; e altrove (p. 168) gli attribuisce come bestemmia lo scherzo: che Dio non avrebbe lodata tanto la Terra Promessa, s’egli avesse vista Terra Di Lavoro, Calabria, Sicilia e Puglia. Il tedesco frate Alberico (Chronicon, Hannover 1868), gli appone il detto che “Tres Baratores seu guittatores fuerunt in mundo”, cioè Moisè, Cristo e Maometto. Racconta poi che Federico, vedendo un Sacerdote portare l’eucaristia, sclamò “Heu me, quamdiu durabit truffa ista!” La sentenza dei tre “trufatores” è citata anco nella vita di Gregorio IX, presso Muratori, Rerum Italic., tomo III, parte I, 585. E questa frase ha dato origine al supposto che Federigo abbia scritto il famoso e incertissimo libro “De tribus impostoribus.”
[817]. Ms. della Bodlejana, Hunt, 534, n. cccclxvj del Catalogo arabico, dove è sbagliato il nome del principe, autore de’ quesiti. Io ho dato un esteso ragguaglio di questo opuscolo, nel Journal asiatique del 1853, février-mars, pag. 240, segg. ed ho ristampati alcuni brani del testo nella Bibl. arabo-sicula, pag. 573, segg. Mi riferisco al lavoro del Journ. asiat. per le prove e pe’ riscontri delle date e de’ nomi.
Secondo gli autori citati, Ibn-Sab’în nacque a Murcia il 614 (1217-18) e morì alla Mecca il 660 (1271). Il califo almohade Rascîd, regnò dal 1232 al 1242.
[818]. La biografia di questo filosofo musulmano si ricava da Ibn-Khaldûn, Makkari, ed Abu-l-Mehâsin, da me citati nel Journ. Asiat. Ibn-el-Khatib, citato dal Makkari, fa menzione di cotesti Quesiti Siciliani, che i dotti Rûm aveano mandati per confondere i Musulmani e che furono sì felicemente risoluti dal giovane Ibn-Sab’în. Dopo la pubblicazione dell’articolo, l’erudito M. Charbonneau, professore ad Algeri, mandommi un’altra biografia d’Ibn-Sab’în, estratta dal libro di Gabrini (si vegga qui innanzi a pag. 698, nota 2) suo contemporaneo, la quale non contiene nulla di nuovo per noi, essendo stata copiata negli scritti degli autori più moderni che mi eran prima venuti alle mani.
[819]. Makkari, edizione di Leyda, I, 594; e nella Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 574 in nota. Si veggano gli Schiarimenti che io dètti a questo proposito nel citato articolo del Journal asiatique.
[820]. Il nostro professore Fausto Lasinio, notò questo passo in un codice ebraico alla Laurenziana e ne mandò copia al dottore Steinschneider; il quale l’ha pubblicato, con eruditi comenti, nella Hebräische Bibliographie, n. 39 (maggio 1864), pag. 62, segg.; ed ha aggiunto nel n. 42 (novembre 1864), pag. 136, un passo di altro ms. ebraico, nel quale si fa parola di un abboccamento ch’ebbe Federigo con Samuele-ibn-Tibbon, traduttore ebraico della “Guida.”
[821]. Steinschneider, op. cit., n. 39, pag. 65.