[1079]. Op. cit., pag. 32, 65.
[1080]. Op. cit., pag. 30. Il testo, dopo la descrizione di Trabìa, ch’era mehall, o diremo noi “borgo,” conservandogli il genere mascolino, nota che si pescava il tonno nel porto “di essa;” onde si dovrebbe riferire a Termini, di cui ha trattato poco prima, chiamandola, al femminile, kala’t, ossia “rocca”. Ma il tonno si pesca in oggi a Trabìa e non a Termini, ond’è da supporre piuttosto sbagliato nel testo il genere d’un pronome, che mutato il passaggio di quei pesci.
[1081]. Op. cit., pag. 30. M. De Sacy, nella traduzione d’Abdallatif, pag. 285 segg., ha fatta una lunghissima nota sul rei d’Egitto, dalla quale si può conchiudere che questo non somiglia ad alcun pesce de’ fiumi d’Europa. E M. Geoffroi De Saint-Hilaire, nella Histoire naturelle des poissons de l’Egypte (Description de l’Egypte, Hist. Naturelle, I, 50), non gli dà nè anco nome europeo. Se poi il signor De Goeje, nella traduzione del capitolo di Edrîsi su l’Affrica, lo traduce saumon, citando anche il passo qui dianzi notato della Bibl. arabo-sicula, s’ha a intendere del genere e non della specie: dico il genere salmo, ch’è sì vasto nel sistema di Linneo ed anco in quel di Cuvier; non già la specie salmo vulgaris, ec. notissima in Europa co’ nomi di salmone, o sermone, saumon, salmon, lachs, ec. Qui si tratta forse di qualche specie di trota, non rara nei fiumi di Sicilia. È da notar che il vocabolo Salmûn, col quale è designato il salmone in Egitto (v. Bochtor alla voce “saumon” e il Dizionario arabo e italiano, Bulâk, 1822, pag. 171 e 213), si trova per l’appunto in Edrîsi, qual nome del fiume or chiamato Gavarrello, che scende da Menfi di Sicilia e mette foce a levante di Porto Palo (Bibl. arabo-sicula, pag. 51).
[1082]. Bibl., pag. 35.
[1083]. Op. cit., pag. 36. Edrîsi dice espressamente nel fiume e non fa mai menzione del lago; il quale allora forse non esistea, e di certo non fu ingrandito che in tempi più vicini a noi.
[1084]. Op. cit., pag. 39.
[1085]. Diploma del 12 marzo 1240, presso Bréholles, Historia Diplom. Federici II, tomo V, 820.
[1086]. In Palermo le paste lunghe e non bucate, dette vermicelli di tria, sono assai sottili. Quel vocabolo è passato anche nello spagnuolo eletria, che si vegga in Dozy ed Engelman, Glossaire, etc. Il Kamus spiega il vocabolo itria “cibo di farina in forma di fili.” La gabella su l’itria facea parte de’ diritti fiscali ne’ tempi normanni. V. Gregorio, Considerazioni, lib. I, cap. 4, nota 21.
[1087]. Bibl., pag. 30.
[1088]. Si vegga qui sopra a pag. 774.