[1184]. Ho riferite nel cap. iv del libro V, pag. 118 del presente volume, nota 3, le proprie parole di Amato, le quali fanno credere che il sito di San Giovanni de’ Lebbrosi sia lo stesso del Castello di Iehia, ossia Giovanni, preso dal conte Ruggiero dopo quello di Maredolce. Ma la chiesa attuale non v’era al certo; nè alcun documento prova che i Normanni l’abbiano fabbricata immediatamente.
[1185]. Una veduta di questo castello rovinato, che sovrasta ad Alcamo, si trova nell’opera del Duca di Serradifalco, Del Duomo di Monreale e di altre chiese normanne, pag. 43, in vignetta. Vi si scorgono parecchie finestre ad arco acuto.
[1186]. D’Entella si è fatta menzione nel libro V, cap. ij, pag. 86 di questo volume, nota 1. Era al certo castello fortissimo pria della guerra normanna. Un amico mio, che visitò quelle rovine quattordici anni addietro e n’abbozzò anco una pianta, vi osservò una cisterna con vòlta a sesto acuto, il quale nell’abbozzo ha le medesime proporzioni che negli edifizii normanni del XII secolo.
Calatamauro non è nominato negli annali normanni; ma Edrîsi ne fa menzione e ne indica il sito. Andrebbe dunque riferito ai tempi musulmani, quando anche non attestasse quella origine il nome, composto di due notissimi vocaboli, arabico il primo e latino o greco il secondo, il quale fors’anco ci condurrebbe ai primi tempi del conquisto musulmano. Un documento ch’io allegai nella Guerra del Vespro Siciliano, cap. VI, edizione del 1866, tomo I, pag. 139, nota 2, prova l’importanza di questa fortezza nel XIII secolo. L’amico mio, che visitò Entella, esaminò anco Calatamauro, che giace in quelle stesse montagne ed era assai più vasto: nelle cui rovine egli osservò una gran cisterna, anch’essa con vòlta a sesto acuto, intonacata di cemento idraulico e molto ben conservata.
[1187]. Il barone di Mandralisca da Cefalù, tolto immaturamente all’Italia ed agli studii, mi affermava nel 1861 aver vista, più di venti anni innanzi, una iscrizione arabica nella torre detta Li Gresti, che facea parte d’una masseria ed occorrea nel sentiero che mena da Piazza a Lentini, il quale allor si chiamava strada. L’iscrizione si vedeva in una scala della torre, parte fabbricata e parte tagliata nel sasso.
Sarebbe da ricercare questa torre ed anco i due monumenti citati da Houel, Voyage pittoresque, etc., vol. III, pag. 69 e 122, l’un de’ quali sorgea nella via da Militello a Vizzini; e l’altro nel feudo della Falconara, a tre miglia da Noto.
[1188]. Si veggano: Hittorf, Architecture moderne de la Sicile, Parigi, 1835, gr. in foglio, con rami.
Gally-Knight, The Normans in Sicily, Londra, 1858, in-8º, con atlante in foglio.
Serradifalco (Domenico Lo Faso, duca di) Del Duomo di Monreale e di altre chiese normanne, ec., Palermo, 1838, in foglio, con rami, e Il Castello della Zisa, nella raccolta intitolata: L’Olivuzza, ricordo del soggiorno della Corte imperiale russa, ec., Palermo, 1866, in 4º, con litografie.
Girault de Prangey, Essai sur l’architecture des Arabes et des Mores, Parigi, 1841, in-8º gr., con litografie.