[1192]. Kela’i, El-Ikitfâ, ms. di Parigi, Ancien Fonds, n. 653, fog. 94 verso. Si confronti con Ibn-el-Athir, loc. cit.

[1193]. Beladsori, Liber Expugnationis, etc., testo del De Goeje, pag. 286, e Ibn-el-Athîr, loc. cit.

Notisi che la più parte de’ monumenti musulmani surti ne’ primi secoli dell’egira dallo Stretto di Gibilterra al Golfo Persico ed all’Oxus, furono costruiti con le spoglie degli antichi edifizii. Non occorrono citazioni per questo. Leggiamo anco in Beladsori, op. cit., pag. 290, che furon messe nella moschea cattedrale di Waset, in Mesopotamia, delle porte tolte da Zandewend e da altre città di quella regione; gli abitatori delle quali si querelarono di cotest’atto di violenza, contrario ai patti ch’essi aveano stipulati coi Musulmani.

[1194]. Ibn-el-Athîr, loc. cit.

[1195]. Beladsori, op. cit., pag. 286. Il vocabolo che traduco “vòlta” è azeg. Parmi sia da porvi mente nel ricercare la recondita radice del francese “ogive,” poichè gli Spagnuoli confondeano la pronunzia delle due lettere g z (gim, za) che sono le ultime di quel vocabolo arabico. Avremmo così le prime due sillabe di “ogive,” e l’ultima si potrebbe riferire alla nota desinenza dell’aggettivo derivativo in lingua arabica.

[1196]. Ibn-el-Athîr, anni 105, 121, edizione del Tornberg, V. 93, 163 segg.

Il Beladsori, op. cit., 286, 287, fa un cenno de’ lavori pubblici dovuti a Khaled e cita, tra gli altri, una chiesa ch’egli edificò, come dicesi, in Cufa, in grazia della sua madre cristiana. Questo fatto non è stato dimenticato dal Weil, Geschichte der Chalifen, I, 621.

[1197]. Kela’i, loc. cit. È notevole che questa pianta somigli a quella delle chiese cristiane. Traduco “abside” il vocabolo arabico, che significa letteralmente parti posteriori. Traduco “braccio” il vocabolo dsira’, che vi corrisponde ne’ due significati di membro del corpo e di misura lineare. La dsira’ variò di lunghezza secondo i luoghi e i tempi. Quella dell’antico Nilometro di Rauda, misurata dal Coste, op. cit., pag. 45, è di metro 0,5415.

[1198]. Beladsori, op. cit., pag. 290.

[1199]. Frammenti del testo d’Ibn-Sciakir, pubblicati dal professore Anspach, in nota al suo Specimen e literis orientalibus, etc., Leida, 1853, in-8º, pag. 8 e 9. Si vegga nello stesso opuscolo, a pag. 9, il testo della cronica anonima di Walîd, la quale dà all’ambasciatore il titolo di patrizio e narra lo stesso fatto con altre parole.