Dal canto mio, temperando una iperbole troppo grossa, ho tradotto: “si turbò fieramente” il luogo del testo, che dice propriamente “cadde svenuto.”
Su la moschea di Damasco si consulti Edrîsi, versione francese di M. Jaubert, I, 351, dove si fa menzione di un’altra cupola detta La Verde e di varie maniere di ornamenti.
[1200]. Beladsori, op. cit., pag. 287, 288. Costui si chiamava Ibrahim-ibn-Selâma; era liberto della tribù di Rebâb, ed era stato uno degli emissarii che prepararono la sollevazione del Khorasân a favore degli Abbasidi. I Rebâb si veggono tra i primi conquistatori del Khorasân, secondo un passo del Beladsori, op. cit., pag. 404.
[1201]. Bekri, Description de l’Afrique, testo di Parigi, pag. 23, e traduzione nel Journal Asiatique di ottobre 1858, pag. 471.
[1202]. Makrizi, Mowâ’iz, testo di Bulâk, tomo I, pag. 317, dice che l’emiro tolunida Khamaruweih fabbricò di faccia alla Kubbet-el Hawâ, ossia “Cupola dell’Aria,” un’altra cupola chiamata Dekka, ossia “Belvedere,” ch’era aperta da’ lati (ossia da’ quattro archi, com’e’ parmi, che sosteneano la cupola), ma questi si chiudeano, quando si volea, con cortine. Dalla Dekka si scoprivano tutti i giardini e i palagi dell’emiro, il deserto, il Nilo, e i monti.
[1203]. Bekri, op. cit, pag. 24 del testo e 472 della traduzione.
[1204]. Tabari, ms. della Biblioteca di Parigi, Suppl. Arabe, n. 744, pag. 132, 133. Si confronti Ibn-el-Athîr, anno 88, testo di Tornberg, IV, 422. Si confronti anco lo scrittore anonimo del califato di Walîd, ec., pubblicato dall’Anspach, op. cit., pag. 4, nel quale, per errore di copia, com’e’ sembra, si dà il numero di 100,000 artefici, allegando l’autorità del Wakîdi.
[1205]. Mohammed-ibn-Sciakir, nell’opera citata dell’Anspach, pag. 5, nota, scrive che Walîd domandò all’imperatore di Costantinopoli dodicimila artefici del suo paese, venuti i quali, fece rivestir le mura della moschea “delle pietruzze d’oro che addimandansi fesifisâ (ψῆφος), frammiste a varie maniere di peregrini colori in figura di piante, ec.” Si confrontino i luoghi d’Ibn-Khaldûn, testè citati, pag. 824 in nota.
[1206]. Azraki, testo pubblicato dal Wüstenfeld, nelle Chroniken der Stadt Mekka, tomo I, pag. 309, 323 segg.
[1207]. Dozy e De Goeje, Description de l’Afrique et de l’Espagne, par Edrîsi, Leida, 1866, testo pag. 209. Si vegga a pag. 269 la versione, dalla quale ho creduto dovermi scostare un pochino.