[1208]. Ibn-el-Abbâr, Hollet-es-Siarâ, ms. della Società asiatica di Parigi, fog. 30 verso. Si confronti Bekri, citato nella nota 2, pag. 839; il quale aggiugne che le colonne, alzate a sostegno della cupola che costruì Ibrahim-ibn-Ahmed, erano tutte ornate di intagli (o mosaici).
Questa moschea, sì vicina al nostro mare, si può dire inesplorata fin oggi, perchè i Cristiani assai difficilmente entrano nella città santa dell’Affrica, ed a nessuno è venuto fatto fin qui di penetrare nella moschea. Dopo Shaw e Desfontaines, lo tentarono invano Girault de Prangey (op. cit., pag. 63, 64) e Sir Grenville Temple; e, pochi anni addietro, l’intraprendente barone di Maltzan non potè notar altro che gli avanzi di colonne e altri lavori dell’antichità, che si vedean di fuori, ed un’alta cupola e un minaretto con iscrizioni cufiche (Reise in den Regentschaften Tunis und Tripolis, Leipzig, 1870, vol. II, pag. 70).
[1209]. Makrizi, Mowâ’iz, testo di Bulâk, vol. II, pag. 248.
[1210]. Makrizi, vol. cit., pag. 246 a 256.
[1211]. Makrizi, op. cit., vol. II, pag. 248. Si confronti il Coste.
[1212]. Argomento ciò dal Beladsori, op. cit, pag. 309. I Beni ’Amir-ibn-Liwa, gentiluomini della Mecca, combatterono nelle prime guerre dell’islam e un di loro si trovò alla presa di Hamadan (643). Indi è molto verosimile che la famiglia abbia fatta stanza in quella città e che il suo liberto fosse stato di schiatta indigena.
[1213]. Veggansi i disegni nell’opera egregia del Coste, Architecture arabe, ou monuments du Kaire, Parigi, 1837, gr. in foglio, tavole I, II, III, e si confronti il testo, pag. 30 segg.
[1214]. Makrizi, op. cit., vol. II, pag. 265 segg.
[1215]. Univers pittoresque; Egypte moderne, par M. Marcel, 1848, pag. 72 e seguenti.
Sanno gli eruditi che parecchi volumi di quest’ampia raccolta non son mere compilazioni fatte a tanto il foglio. Il Marcel, orientalista, visse a lungo in Egitto, studiò seriamente le antichità di quel paese nel medio evo, e pubblicò varie altre opere importanti. Chi ha letti i testi del Makrizi e d’altri autori arabi, s’accorge subito che il Marcel li studiò e ne diè sovente una traduzione fedele.