[1300]. Si vegga il cap. viij del presente libro, pag. 620, e si riscontri con la pag. 614 segg.

[1301]. Si ricordino i nomi di Scerf-ed-dîn e di Fakr-ed-dîn, che abbiamo notati nel cap. xj del presente libro, pag. 736 e 737.

È da notare altresì che Ibn-Khaldûn, nella Storia de’ Berberi, traduzione francese, IV, 276, fa menzione di un Abu-l-’Abbas-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Rafi’, di schiatta alìda e della famiglia degli Abu-Scerîf, la quale avea abitata la Sicilia. Cotesta menzione occorre verso il 1348, nella rivolta del principe merinita Abu-Einan contro il proprio padre; ma non sappiamo in qual tempo gli Abu-Scerîf avessero fatto dimora nell’isola.

[1302]. Mortillaro, Elenco delle Pergamene della Magione, Palermo, 1859, pag 53. L’atto è dato in Palermo il 16 gennaio 1265.

[1303]. Diploma degli 11 febbraio 1258, pubblicato dal Mongitore e ristampato in parte dal Gregorio, De Supputandis, etc., pag. 30. Simonide Filippo, giudice, e Benedetto, pubblico tabellione in Palermo, transuntavano in latino un atto pubblico dell’anno 549 dell’egira e 6663 dell’èra costantinopolitana (1154), tradotto da’ cittadini palermitani Giudice Dionisio, notaio Raimondo Fichi, maestro Michele medico, e notaio Leone di Biondo.

Diploma del 5 agosto 1286, pubblicato dal Gregorio, op. cit., pag. 52 segg., e dal signor Giuseppe Spata, Pergamene greche, pag. 451 segg., pel quale Tommaso Grillo, giudice, e il notaio Benedetto, pubblico tabellione in Palermo, transuntavano in latino un atto greco ed arabico del 26 agosto 571 (1175), del quale il testo arabico era stato interpretato da due notai, Luca de Maramma e Giorgio di Giovanni Bono, e da due medici giudei, maestro Mosè e maestro Samuele.

Ho citata nel capitolo X del presente libro, a pag. 698 segg. del volume, la traduzione latina della grande opera medica di Razi, che Farag, figlio di Salem, giudeo di Girgenti, compilava per comando di Carlo d’Angiò e terminavala nel 1279.

[1304]. Delle quarantatrè iscrizioni sepolcrali di Sicilia e Napoli ch’io ho preso a pubblicare nella Rivista Sicula, due sole tornano al XIII secolo. L’una edita dal Gregorio, Rerum Arabicarum, pag. 156, con l’erronea data del 539 dell’egira, è in vece del 636 (1238). L’altra, op. cit., pag. 162, porta veramente la data del 674 (1276), ma non è provato punto che la sepoltura fosse stata in Sicilia. Entrambe le lapidi serbansi nel Museo nazionale di Palermo, dopo l’abolizione del Monastero di San Martino e della Casa dell’Olivella, che le possedeano ai tempi del Gregorio.

Un’altra iscrizione dell’859 (1454) pubblicata dal Gregorio, pag. 154, con l’erronea data del 359 e serbata ora al Museo, e prima nella Università di Palermo, o non fu trovata in Sicilia o fu messa, il che mi par meno verosimile in quel tempo, su la tomba di un musulmano morto di passaggio in Sicilia. Su l’altra faccia è intagliato uno stemma gentilizio, fattura del XVI o XVII secolo, il quale era sostenuto su la facciata d’una casa per mezzo d’un anello di bronzo, incastrato proprio nel centro dalla iscrizione.

[1305]. In varii diplomi del XII e XIII secolo, che sarebbe troppo lungo a notare, leggiamo in lettere greche o latine i seguenti nomi arabici di luoghi in Palermo: