E qui io mi fermo prima di proseguire nella citazione e prego il mio lettore di badare alle parole che seguono, le quali sono nel volume terzo della traduzione italiana della edizione soprammenzionata, a pagina 229, linea 8.

«Sembra poi che la causa finale di questa guerra tra maschi sia quella che la specie venga propagata dagli animali più forti e più attivi, e vada perciò perfezionandosi.»

Non è d'uopo che io dica al mio lettore perchè l'ho fermato qui e l'ho invitato a badar bene alle parole citate. Proseguo nella citazione.

«Un altro gran bisogno consiste nei mezzi di procurarsi alimenti, e questo bisogno ha diversificate le forme di tutte le specie degli animali. Per esso il naso del porco s'indurì onde poter volgere sossopra il terreno in cerca d'insetti e di radici. La tromba dell'elefante è un allungamento del naso ad oggetto di poter tirar giù i rami degli alberi di cui si ciba, ed assorbir l'acqua che beve, senza aver d'uopo di piegar le ginocchia. Gli animali da preda hanno acquistato forti artigli e valenti mascelle. I bovi e le pecore, una lingua ed un palato aspri per cacciar giù gli steli delle erbe. Alcuni uccelli, come il pappagallo, becchi più duri per poter romper le noci. Altri, come i passeri, becchi adattati a rompere i semi duri. Altri, come gli uccelli di becco gentile, li hanno adattati a più molli semi di fiori, o a gemme d'alberi. Alcuni hanno acquistato becchi lunghi, capaci di penetrare nel terreno inumidito in traccia d'insetti e di radici, come sono le beccacce; ed alcuni altri li hanno larghi per filtrare le acque dei laghi, e ritenersi gli insetti acquatici di cui si nutrono. Tutte le quali parti sembrano essere state gradatamente prodotte pel lungo tratto di molte e molte generazioni dai perpetui sforzi degli animali stessi per provvedere al bisogno d'alimento, e tramandate alla rispettiva progenie con quel costante perfezionamento che andarono acquistando nel servire a quelli usi determinati.

«Il terzo gran bisogno degli animali è quello della sicurezza; e questo pure sembra aver molto contribuito a diversificare le forme ed il colore dei loro corpi, ed è quello che produce i mezzi di evitare la persecuzione degli animali più forti. Quindi alcuni animali, come gli augelli più piccoli, acquistarono ale invece di gambe, onde poter viemeglio fuggire, altri si formarono gran lunghezza di pinne o di membrane, come il pesce volante ed il pipistrello, altri gran velocità di gambe, come la lepre; ed altri dure scorze ed armate, come la tartaruga e l'echinus marinus.

«Gli artifizi all'uopo di mettersi in sicuro, si estendono sino ai vegetabili, come vediamo nei vari e meravigliosi mezzi con cui nascondono e difendono il miele dagli insetti, ed i semi dagli uccelli. D'altra parte il falcone e la rondine hanno acquistato gran velocità di volo per tener dietro alla loro preda; e l'ape, la farfalla e l'uccello ronzante hanno acquistata una proboscide ammirabilmente costruita ad effetto di saccheggiare i nettari dei fiori....»

Cito questi brani che si riferiscono agli animali più elevati, ma avverto che mutamenti di tal fatta, avvenuti «nelle serie lunghissime di tempi, dappoichè la terra incominciò ad esistere, forse milioni di secoli prima del principio della storia del genere umano,» l'autore considera partitamente anche negli animali inferiori, come pure nelle piante.

Il concetto del succedersi e perfezionarsi delle generazioni dei viventi è fondamentale per Erasmo Darwin, e ad ogni passo in un modo o nell'altro lo esprime. Mi contenterò di fare ancora una sola citazione.

«Siccome le parti abitabili della terra crebbero e tuttora continuano a crescere per mezzo della produzione dei gusci delle ostriche e delle coralline e per mezzo dei secrementi d'altri animali e vegetabili, così fin dalla prima esistenza di questo globo terracqueo gli animali che lo abitano andarono sempre perfezionandosi e sono tuttavia in uno stato di perfezionamento progressivo.» (Vol. 3º, pag. 269).

Io mi sono limitato qui, siccome non poteva fare altrimenti, a poche citazioni, tratte da taluno di quei punti nei quali l'autore parla della variabilità e delle origini dei viventi. Anche in questo solo campo avrei potuto dilungarmi assai maggiormente, e più ancora, sempre solo rispetto a zoologia, nel capitolo dell'istinto. Ma questa parte dell'opera di Darwin agli occhi di lui non era che accessoria, volgendo egli tutta la sua attenzione allo studio delle funzioni, e ciò ancora non come fine, ma come mezzo. Il fine per Erasmo Darwin, siccome ho già detto, è lo studio delle malattie e del modo di curarle. La zoonomia di Erasmo Darwin è uno di quei libri originali che meritano sempre di essere studiati, anche quando il progredir della scienza è venuto a mutare molti dei concetti e delle credenze del tempo. Un medico che facesse questo studio non perderebbe neppur oggi il suo tempo, come non perderebbe il suo tempo un naturalista che estraesse dalla zoonomia e pubblicasse oggi, lasciando fuori il rimanente, tutto ciò che in questo rimarchevolissimo libro si riferisce alla storia naturale.