Passeggiando a Venezia sul lido, il Goethe vide a terra un cranio spezzato di montone e n'ebbe la prima idea della teoria delle vertebre craniane, la quale fu dapprima contrastata, poi accolta generalmente e variamente modificata, e in questi ultimi tempi sapientemente studiata e formulata dal Gegenbaur.
Il Goethe ebbe pure il merito di scoprire la presenza degli ossi intermascellari nell'uomo, ciò che egli fece in rapporto col suo concetto di uno strettissimo legame anatomico fra l'uomo e gli animali, e sovrattutto i mammiferi che gli sono più affini, e segnatamente le scimmie superiori e antropomorfe.
I mammiferi hanno alla mascella superiore due ossi, che stanno framezzo ai due ossi mascellari, e perciò si chiamano ossi intermascellari; si chiamano anche ossi incisivi, perchè reggono i denti incisivi superiori.
Gli studiosi della anatomia umana, al tempo del Goethe, dicevano che questi due ossi, i quali si trovano in tutti i mammiferi, anche nei mammiferi più elevati, anche nelle scimmie antropomorfe, mancano nell'uomo. Si compiacevano di questa mancanza, siccome quella che segnava un carattere differenziale fra l'uomo e la scimmia.
La marea cominciava allora a crescere. Intendo dire che pigliava sempre più campo il concetto di intimi rapporti anatomici e fisiologici, di uno strettissimo legame, fra l'uomo e gli animali, di una semplice differenza di grado. L'uomo si difendeva e gli anatomici menavan vanto di questa differenza (già eran ridotti a questo vanto meschino) del non aver l'uomo le ossa intermascellari che hanno le scimmie. Il Goethe non era persuaso; venne nel pensiero che gli ossi intermascellari ci dovessero essere anche nell'uomo, li cercò e li trovò. Collo studio di molti crani umani riuscì a riconoscere che talora questi ossi rimangono distinti permanentemente, sebbene per lo più si saldino presto cogli ossi mascellari accosto, ciò che è la ragione per cui non erano stati prima riconosciuti. Riconobbe poi che si trovano sempre evidentissimi nell'uomo nei primordii del suo sviluppo. Oggi è riconosciuto che si saldano pure sovente e scompaiono come nell'uomo in certe scimmie antropomorfe adulte.
Tanto più è meritevole il Goethe per questa sua scoperta, che egli la fece perchè volle farla; cioè pensò che la cosa doveva essere così, e a furia di investigazioni riuscì a provare che aveva pensato giusto.
Durante tutta la sua vita, e fino all'ultimo della sua vita, il Goethe ebbe nella mente questo suo argomento del legame fra i viventi e del passaggio delle forme dalle une alle altre. Ernesto Haeckel, nella sua Morfologia generale, mette in capo a ciascun capitolo qualche brano del Goethe relativo a questo argomento e ne riporta nella sua Storia della creazione naturale e nella Antropogenia. Eccone qualche saggio:
«Tutte le parti si modellano secondo leggi eterne, e ogni forma, per quanto straordinaria, racchiude in sè il tipo primitivo. La struttura dell'animale determina le sue abitudini, e a sua volta il suo modo di vivere reagisce poderosamente su tutte le forme. Perciò si rivela la regolarità del progresso, che tende al mutamento sotto la pressione dello ambiente esterno.»
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