«In fondo a tutti gli organismi v'ha una comunanza originaria; allo incontro la differenza delle forme proviene dai rapporti necessari col mondo esterno; dunque bisogna ammettere una diversità originaria simultanea e una metamorfosi incessantemente progressiva, se si vogliono comprendere i fenomeni costanti e i fenomeni mutevoli.»

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«L'idea della metamorfosi è comparabile alla vis centrifuga e si perderebbe nell'infinito delle varietà, se non trovasse un contrappeso, vale a dire la potenza di specificazione, quella tenace forza d'inerzia, che, una volta realizzata, costituisce una vis centripeta che nella sua intima essenza si sottrae a ogni azione esterna.»

Nota giustissimamente lo Haeckel che col vocabolo metamorfosi il Goethe non intende già di parlare soltanto dei mutamenti che il vivente sopporta nel corso del suo sviluppo individuale, ma bensì della grande trasformazione delle forme organiche. Di ciò fanno fede le seguenti parole:

«Splende il trionfo della metamorfosi fisiologica là dove si vede il complesso suddividersi in famiglie, le famiglie suddividersi in generi, i generi in specie, e queste in varietà che fanno capo all'individuo, ma non v'ha soltanto suddivisione, v'ha anche trasformazione. Questo procedimento della natura non ha altro limite che l'infinito. Per la natura non vi ha riposo, non vi ha fermata; ma d'altra parte, essa non saprebbe mantenere e conservare tutto ciò che produce. A partire dal seme le piante sopportano uno sviluppo sempre più divergente, il quale cambia sempre più i mutui rapporti delle loro parti.»

Fin dal 1796, parlando degli animali vertebrati, il Goethe diceva:

«Siamo giunti a poter affermare senza tema, che tutte le forme più perfette della natura organica, per esempio i pesci, gli anfibi, gli uccelli, i mammiferi e, in prima fila fra questi ultimi, l'uomo, sono stati modellati tutti secondo un tipo primitivo di cui le parti che sono le più fisse in apparenza non variano che entro a limiti ristretti, e che, ogni giorno ancora, queste forme si sviluppano e si metamorfosano riproducendosi.»

Undici anni dopo egli esprime anche più chiaramente questo concetto fondamentale:

«Quando si esaminino le piante e gli animali che stanno al basso della scala degli esseri, appena si possono distinguere gli uni dagli altri. Per la qual cosa possiamo dire che gli esseri, dapprima confusi in uno stato di parentela in cui appena si differenziano gli uni dagli altri, a poco a poco sono diventati piante e animali, perfezionandosi in due direzioni opposte, per far capo, le une all'albero durevole ed immobile, le altre all'uomo, che rappresenta il grado più elevato di mobilità e di libertà.»