Ho detto sopra che il Goethe si diede pensiero tutta quanta la sua vita del grande argomento delle origini, delle affinità e delle trasformazioni dei viventi. Ne è prova ciò che segue che io prendo dallo Haeckel, come le precedenti e anche le seguenti citazioni.

Correva l'anno 1830. A Parigi, in quell'Accademia delle scienze, Stefano Geoffroy Saint Hilaire sosteneva che gli animali sono foggiati secondo un unico stampo (unità di composizione) che le specie mutano col volger del tempo, che le varie forme attuali ebbero una origine comune. Giorgio Cuvier negava l'unità di composizione e sosteneva l'immutabilità delle specie, condizione, a parer suo, fondamentale per una storia naturale scientifica.

Quest'ultima asserzione, fra parentesi, io l'ho sentita da un botanico moderno, valente nella determinazione delle specie, il quale gridava che il concetto della variabilità della specie è la rovina della scienza; e ho sentito un suo interlocutore rispondergli con queste parole di Giorgio Byron:

—Quanto sarebbe bello se l'uomo potesse proprio scorgere addentro la verità delle cose, ma quanta buona filosofia andrebbe perduta!

Il Cuvier era eloquentissimo e si appoggiava a fatti attuali evidenti, mentre Stefano Geoffroy Saint Hilaire, relativamente meno felice nello esprimere i proprii pensieri, non poteva dimostrare palpabilmente quanto veniva dicendo.

La grande maggioranza si schierò col Cuvier; non così il Goethe.

Ma in quello stesso anno si faceva la rivoluzione di Parigi che inaugurava il regno di Luigi Filippo.

Un amico del Goethe, il Soret, il giorno di domenica 2 agosto 1830, andò a trovare nel pomeriggio il sommo poeta che aveva ottantun anno.

Appunto allora i giornali davano la notizia dello scoppio della rivoluzione.