Appena il Goethe ebbe veduto il suo amico, esclamò:

—Ebbene? Che cosa pensate voi del grande avvenimento? Il vulcano è in eruzione; tutto è in fiamme; non si tratta più di un dibattimento a porte chiuse.

—Sì,—rispose il Soret—l'avvenimento è grave. Ma da quello che si sa dello andamento delle cose, e con un ministero di tal fatta, c'è da aspettarsi che tutto finisca colla espulsione della famiglia reale.

—Ma noi non c'intendiamo, ottimo amico mio,—rispose il poeta.—Io non vi parlo di quella gente. Per me si tratta di ben altro. Io vi parlo dello scoppio seguìto all'Accademia, della discussione tanto importante per la scienza, avvenuta fra il Cuvier e il Geoffroy Saint Hilaire.

Pel vecchio poeta una rivoluzione colla quale si mandava via un re per metterne un altro, era un fatto di pochissima importanza rispetto a una discussione in cui pubblicamente si proclamava un principio destinato a portare un profondo cambiamento nella scienza.

—La cosa,—proseguì il Goethe,—è sommamente importante e non vi potete figurare ciò che io provai nel leggere il resoconto della seduta del 19 luglio. Ora abbiamo nel Geoffroy Saint Hilaire un potente alleato che non ci abbandonerà. Vedo quanto si danno pensiero della quistione i dotti francesi; perchè, a malgrado della terribile animazione politica, la sala della seduta dell'Accademia era zeppa il giorno 19 luglio. Ma la cosa più importante di tutto è che il metodo sintetico inaugurato in Francia dal Geoffroy non può più scomparire. Pel fatto di una libera discussione all'Accademia, in presenza di un uditorio numeroso, l'affare è slanciato nel dominio del pubblico; non è più cosa possibile il liberarsene con una esclusione segreta; non si potrà più sbrigare o soffocare a porte chiuse.

Passati due anni, nel 1832, in età di ottantatrè anni, il Goethe compiva un suo lavoro intorno allo stesso argomento e moriva pochi giorni dopo.

Nello stesso modo in cui la vista di un cranio spezzato di montone, veduto dal Goethe a Venezia, fece nascere nella sua mente il concetto delle vertebre craniane, così qualche anno dopo un cranio di cerva biancheggiante lungo la via del Broken fece esclamare a Lorenzo Oken, quasi come colpito da una rivelazione:

—È un pezzo di colonna vertebrale.

Gli scienziati per molti anni lasciarono in disparte il Goethe e, nell'esporre la storia della teoria delle vertebre craniane, incominciavano addirittura dall'Oken.