Ma Lorenzo Oken ebbe meriti ben più grandi come antesignano di quelle idee che dominano ora nel campo della scienza; soltanto egli non può dare nessun fondamento dimostrativo alle sue idee giuste e grandiose, le quali, del resto, vanno confuse con molte altre insostenibili e false. Il signor Ernesto Haeckel ha fatto un lavoro accurato di cernita negli scritti dell'Oken tirandone fuori granellini d'oro dalle arene. In sostanza l'Oken pone siccome punto di partenza di tutti i fenomeni vitali, di tutti gli organismi, un sottostrato chimico comune, una sorta di sostanza vitale, generale e semplice, che egli chiama sostanza colloide primitiva, nella quale è facile ravvisare il protoplasma dei moderni. In questa sostanza, che egli dichiara prodotta dapprima spontaneamente dal mare, vede una forma primitiva vescicolare, che è la cellula dei giorni nostri. Finalmente, egli ha queste parole testuali:

—L'uomo si è sviluppato; non è stato creato.

Intorno alla origine dei viventi si esprime in modo anche più esplicito e con somma evidenza, contemporaneamente al Goethe e all'Oken, Goffredo Rinaldo Treviranus di Brema; nella sua Biologia egli dice:

«Ogni forma vivente può essere prodotta dalle forze fisiche in due modi; può provenire, sia dalla materia amorfa, sia, per modificazione, da una forma già esistente. In questo ultimo caso, la causa prima della modificazione può essere, o l'influenza di una sostanza fecondante eterogenea sul germe, o l'influenza di altre forze che appaiono soltanto dopo la fecondazione. In ogni essere vivente risiede la facoltà di piegarsi a una folla di modificazioni; ogni essere ha il potere di adattare la sua organizzazione ai mutamenti che si producono nel mondo esterno; si è questa facoltà, messa in opera dalle vicissitudini sopravvenute nell'universo, quella che ha permesso ai semplici zoofiti del mondo antidiluviano di arrivare a gradi di organizzazione di mano in mano sempre più elevati, e ha introdotto nella natura vivente una varietà infinita.»

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«Questi zoofiti sono le forme primitive da cui sono provenuti tutti gli organismi delle classi superiori per via di sviluppo graduale. Inoltre, noi crediamo che ogni specie, come pure ogni individuo, percorre certi periodi di accrescimento, di fioritura e di morte; ma che la morte della specie non è la dissoluzione, come è nell'individuo, ma bensì la degenerescenza. Da ciò pare a noi che risulti che, contro ciò che generalmente si crede, non sono le catastrofi geologiche quelle che hanno sterminato gli animali antidiluviani; molti di quegli animali hanno sopravvissuto, e, se scomparvero dalla natura contemporanea, ciò è perchè le loro specie, avendo compiuto il corso della loro esistenza, si sono fuse in altri generi.»

Avverte qui lo Haeckel che parlando di degenerescenza il Treviranus intende questo vocabolo nel senso di adattamento o di modificazione per via di cause esterne, e fa vedere quanto fosse giusto il concetto che il Treviranus si faceva della mutua dipendenza di tutti i viventi, riportandone le seguenti parole:

«L'individuo vivente dipende dalla specie, la specie dipende dal genere, questo dipende da tutta la natura vivente; e quest'ultima medesima dipende dall'organismo della terra. Dunque l'individuo possiede una vita che gli è propria, e, per questo rispetto costituisce un mondo particolare. Ma, per ciò appunto che la sua vita è limitata, esso costituisce pure un organo nell'organismo generale. Ogni corpo vivente esiste per via dell'universo, ma, reciprocamente, l'universo esiste pure per via di questo corpo vivente.»

Non havvi pel Treviranus nella natura un posto speciale privilegiato per l'uomo, non havvi lacuna fra la natura organica e la natura inorganica.

«Ogni ricerca che abbia per oggetto l'influenza del complesso della natura sul mondo vivente deve prendere le mosse da questo dato fondamentale, che tutte le forme viventi sono dei prodotti fisici, che appaiono ancora nella nostra epoca, e che vi sono state delle modificazioni soltanto nel grado, nella direzione delle influenze.»