Il Treviranus soggiunge poi che con ciò «è risolto il problema fondamentale della biologia.»

Non si può parlare del movimento scientifico in Germania in sul finire del secolo passato senza pensare al Kant, che vi ebbe una così larga parte. È imminente in Italia il compimento di uno studio intorno al grande filosofo tedesco per opera del professore Carlo Cantoni, dell'Università di Pavia. Il lavoro del filosofo italiano intorno al filosofo tedesco, condotto con lungo amore e con grande intensità di applicazione, chiarirà molti dubbi e dimostrerà che non è senza qualche esagerazione lo asserire che fanno taluni che troppo il Kant si contraddica intorno alle leggi naturali che regolano i viventi. Qui ora io sto pago a riportar le seguenti parole del grande filosofo:

«È bello percorrere, mercè l'anatomia comparata, la vasta creazione degli esseri organizzati, per vedere se non vi si trova qualche cosa di somigliante a un sistema derivante da un principio generatore, per modo che non siamo per trovarci obbligati ad attenerci a un semplice principio del giudizio (che non ci insegna nulla intorno alla produzione di questi esseri) e a rinunziare senza speranza alla pretesa di penetrar la natura in questo campo della scienza. Il concordare di tante specie di animali con un certo tipo comune, il quale non sembra servir loro di principio solamente nella struttura delle loro ossa, ma anche nella disposizione delle altre parti, e quell'ammirabile semplicità di forme che, accorciando certe parti e allungandone certe altre, involgendo queste e svolgendo quelle, ha potuto produrre una varietà tanto grande di specie, fanno nascere in noi la speranza, sebbene, per vero, debole, di poter arrivare a qualche cosa col principio del meccanismo della natura. Questa analogia di forme le quali, a malgrado della loro diversità, sembrano essere state prodotte secondo un tipo comune, fortifica l'ipotesi che queste forme abbiano una affinità reale, e che vengan fuori da una madre comune facendoci vedere come ciascuna specie si riaccosti gradatamente a un'altra specie, da quella in cui il principio della finalità sembra meglio stabilito, vale a dire l'uomo, fino al polipo, e dal polipo fino ai muschi e alle alghe, infine, sino all'ultimo grado della natura che noi possiamo conoscere, fino alla materia bruta, d'onde sembra derivare, secondo le leggi meccaniche (somiglianti a quelle che essa segue nelle sue cristallizzazioni) tutta questa tecnica della natura, tanto incomprensibile per noi negli esseri organizzati che crediamo in obbligo di concepire un altro principio:

«È permesso allo archeologo della natura di valersi dei vestigi che sussistono ancora delle sue produzioni più antiche, per cercare in tutto il meccanismo, di cui ha conoscenza o sospetto, il principio di questa grande famiglia di creature (perchè questo è il modo in cui bisogna rappresentarsela, e questa pretesa affinità generale ha qualche fondamento).»

Il signor Alfonso De Candolle ha parlato testè di un botanico ed orticultore francese che prima ancora di Erasmo Darwin, vale a dire fin dal 1766, parlò della variabilità della specie, e non in modo ambiguo e dubitativo, ma con molta precisione. Questo botanico ed orticultore è il Duchesne. Il volume in cui è trattato di ciò, pubblicato appunto in quell'anno 1766, è intitolato: Histoire naturelle des fraisiers, ed ha in appendice delle Remarques particulières.

Il signor Duchesne aveva raccolto presso Versailles semi di fragole selvatiche e li aveva seminati. Con grande sua sorpresa trovò che le pianticelle che ne otteneva avevano quasi tutte una sola fogliolina in luogo delle tre consuete. Affidò novamente al terreno i semi di queste pianticelle e ne ottenne altre somiglianti, e così successivamente, ricavandone una sorta di nuova pianta di fragola alla quale venne dato il nome di Fragaria monophylla. Da questi e altri fatti somiglianti osservati nella coltivazione prese le mosse per ragionare, dice il De Candolle, in un modo molto profondo, sulle forme nuove più o meno ereditarie, e su ciò che si possa chiamare specie, razza o varietà. Egli crede che molte delle forme designate col nome di specie sono razze, di cui l'origine può essere riconosciuta o almeno presunta, e vien fuori con queste parole:

«L'ordine genealogico è il solo indicato dalla natura, il solo che sodisfaccia al tutto la mente: ogni altro è arbitrario e vuoto d'idee.»

Seguendo questo concetto egli si spinge persino a fare un albero genealogico delle fragole secondo le derivazioni che egli conosceva o presumeva.

Certo, tutto ciò è rimarchevolissimo, ma, da quanto pare, il signor Duchesne non comprese l'importanza della grande verità che gli era balenata nella mente, non s'applicò a considerare il fatto nella pluralità delle piante, non pensò agli animali, non s'accorse ch'egli aveva che fare con una legge applicabile a tutti i viventi, degna di essere sostenuta e posta con ogni sforzo nella maggiore evidenza.