Ciò veramente si doveva poi fare in Francia, dopo il Duchesne, si doveva fare con tutto l'impegno, con grande corredo di argomenti e di cognizioni, con tutta la consapevolezza della importanza della cosa, da un uomo che fra quelli oggi chiamati i predecessori di Darwin si doveva spingere più avanti di tutti, sebbene, cosa miseranda a pensarvi, con nessun visibile effetto pel suo tempo.

Parlo di Giovanni Lamarck. Questo grande naturalista ebbe chiarissimo nella mente il concetto della variabilità della specie e si sforzò d'investigare le cause adducendo argomenti di cui anche oggi non si può a meno di tenere conto, sebbene oggi a questi se ne siano venuti ad aggiungere altri che hanno un valore incomparabilmente più grande.

L'esercizio di una data parte del corpo di un animale produce un maggiore sviluppo in quella parte; v'ha un maggiore afflusso di sangue in quella parte che si esercita di più, una maggior nutrizione, un aumento di volume. Di ciò ci si dà tutti i giorni più di un vistoso esempio, anche nell'uomo nella vita civile. Il maestro di scherma finisce per avere il braccio destro molto più grosso del sinistro; il barcaiuolo ha sviluppatissime le braccia e le spalle, poco le gambe, mentre i ballerini hanno enormi i polpacci. Un suonatore di violino ha le dita della mano sinistra molto più lunghe di quelle della destra. Tutto ciò per effetto del lungo esercizio della parte. Questi sono caratteri che l'individuo acquista necessariamente ogniqualvolta si trova nella condizione voluta. Si potrebbero anche trasmettere questi caratteri di generazione in generazione e si verrebbero ad esagerare grandemente quando di generazione in generazione i figli facessero sempre quei medesimi esercizi che hanno fatto i loro genitori. Supponiamo una lunga serie di generazioni in cui sempre di padre in figlio si desse opera allo esercizio della scherma. Il carattere del maggiore sviluppo del braccio destro s'incomincia a trasmettere fino a un certo punto ereditariamente dal padre al figlio. Tutti sanno quanto si trasmettano i caratteri per eredità. Ma il figlio che ha ereditato dal padre questo braccio destro maggiormente sviluppato, a sua volta lo accresce proseguendo costantemente nello stesso esercizio e lo trasmette alla sua volta in un grado maggiore alla sua prole. Così, ove, ripeto, si proseguisse nella vita civile per una lunga serie di generazioni questo esercizio della scherma di padre in figlio, dopo parecchi secoli si verrebbe ad avere negli ultimi discendenti una differenza notevole nello sviluppo delle due braccia. Ciò invero non capita nella vita sociale, dove i padri generalmente fanno fare ai figliuoli un mestiere differente dal loro e dove più generalmente ancora i figliuoli hanno poca voglia di fare il mestiere del padre.

Ma capita negli animali.

Lo esercizio di una parte in un dato animale promove lo sviluppo di quella parte; l'animale trasmette ereditariamente questo sviluppo, ma la prole con un nuovo esercizio lo accresce e lo trasmette accresciuto, e così via via. Guardiamo come è fatta la talpa: le sue zampe anteriori sono smisuratamente più grosse delle posteriori; ciò si vede bene nella talpa in carne e pelle, ma si vede anche più nello scheletro; l'osso della talpa che corrisponde al braccio è così stranamente foggiato come non si vede in nessun altro caso; non è più un osso lungo, è smisuratamente largo e grosso e coperto di fortissimi rilievi e spigoli per dare inserzione ai muscoli poderosissimi che lo devono movere; la stessa cosa si dica delle ossa dell'antibraccio, delle dita e delle spalle; anche lo sterno qui si sviluppa con una carena, sempre per lo scopo di porgere una maggiore superficie d'inserzioni alle masse muscolari. Le parti posteriori invece sono, al paragone, gracili e meschine. Noi possiamo benissimo supporre che la talpa non sia sempre stata, ma sia invece diventata, come è ora, e che quindi la sua forma attuale sia notevolmente diversa di quella dei suoi remoti antenati. Possiamo supporre che dapprima la talpa avesse una minor sproporzione fra le parti anteriori e le posteriori, e che a poco a poco, inseguendo i vermi e gli insetti e le larve, e scavando per inseguirli il terreno, abbia, per via di un continuo esercizio e per via di una continua trasmissione ereditaria, acquistato l'attuale suo poderoso sviluppo delle parti davanti, e con esso abbia a poco a poco progredito nel suo menar quella vita sotterranea in cui la vediamo oggi. Ma questo suo venire a poco a poco e di generazione in generazione acconciandosi a una vita sotterranea, avrebbe poi prodotto un altro effetto inverso, ma concepibilissimo nello stesso modo. Se l'esercizio accresce lo sviluppo e le dimensioni di una data parte del corpo di un animale, il fatto opposto, il difetto di esercizio, deve necessariamente produrre un effetto opposto. A mano a mano che la talpa venne acconciandosi alla vita sotterranea, sempre meno dovette aver bisogno degli occhi. Nelle buie sue gallerie la talpa non ci ha che vedere; avvezzandosi al buio di generazione in generazione, e non esercitando più gli occhi, la talpa finì per vedersi stranamente rimpicciolito, appunto per difetto di esercizio, il suo organo visivo. Certe talpe hanno un piccolo occhiolino, che di fuori non si vede affatto perchè affondato tra i peli, appena a fior di pelle, col quale non possono forse altro discernere che la luce dalle tenebre. Altre talpe hanno l'occhiolino anche più piccolo, addirittura coperto dalla pelle. Qui si può supporre la riduzione a' minimi termini di un occhio per difetto di esercizio, fino al punto che esso, mentre ancora è presente in condizione rudimentale, pure non serve più a nulla.

Certi insetti che vivono in caverne fuori d'ogni luce furon detti anottalmi dallo apparente loro mancare d'occhi; dico apparente perchè non è che ne manchino affatto; ma appena li hanno, in condizioni al tutto rudimentali e fuori d'ogni uso; in altri insetti che vivono nelle foreste di castagni alle falde dei monti in buche sotterranee, scavate da altri animali e coperte consuetamente dalle foglie cadute, ma di cui pure alcuni hanno talora un po' di luce, vedesi mancar gli occhi nel massimo numero, ma taluni aver occhi i quali, sebbene minutissimi, non si possono dire tuttavia affatto senza uso. Il proteo anguino che vive in acque buie ha gli occhi rudimentali e coperti dalla pelle.

Nell'uomo avviene, per disgrazia non tanto raramente, che una ottalmia produca nel bambino un opacamento della cornea davanti alla pupilla. Ove ciò avvenga, quell'occhio non ci vede più; ora, quando ciò segue in un occhio e non nell'altro, coll'andar degli anni l'occhio che non funziona, sebbene per tutto il rimanente integro, finisce per essere notevolmente più piccolo dell'altro. Il difetto di esercizio trae con sè difetto di sviluppo.

Si potrebbe fare uno sperimento, se pur non è stato fatto; prendere un coniglio piccino e tenergli costantemente un occhio coperto; quest'occhio nell'animale adulto riescirebbe notevolmente più piccolo dell'altro. Si potrebbe tener coperti tutti e due gli occhi fin da piccini a una coppia di conigli e poi alla loro discendenza, tenendoli sempre pel rimanente in condizioni acconcie di nutrizione. In capo a poche generazioni si avrebbero conigli con occhi normalmente piccoli, in capo a molte generazioni si avrebbero conigli con occhi rudimentali.

La giraffa ha lunghissimo il collo, lunghissime le zampe davanti, tanto che il suo dorso è un piano inclinato dal garrese alla groppa. Fu sempre così? Nelle grandi foreste africane essa cerca il suo pascolo fra le rigogliosissime fronde di quegli alberi sterminati. Quel tener su continuamente il collo, quel sollevarsi sulle zampe anteriori, quella continua tensione di muscoli, arrecando maggior copia di sangue a tutte le parti in tal modo costantemente esercitate, ha potuto dare un grande sviluppo in quel senso alla muscolatura e allo scheletro della giraffa, che per tal modo si è potuta venire coi secoli trasformandosi sino a ridursi nello stato veramente eccezionale in cui si trova oggi.

Gli uccelli di ripa, col lungo sollevarsi sulle zampe ad allungare il collo, han potuto finire per acquistare maggior lunghezza di zampe e di collo; così la rana la sua palmatura e anche la foca, così il picchio la sua lunghissima lingua, e il formichiere e il pangolino. Così, in una parola, possiamo credere che si siano tanto venute modificando, per via dell'esercizio e dell'inerzia di certe parti, le forme di tanti animali, da essere ora i viventi grandemente diversi nella forma dai loro primi progenitori.