Onde un fremito diede e concepìo,
E il suol che tutto già s'ingrossa e figlia,
La brulicante superficie aprìo.

Dalle gravide glebe, o meraviglia!
Fuori allor si lanciò scherzante e presta
La vaga delle belve ampia famiglia.

Ecco dal suolo liberar la testa,
Scuoter le giubbe, e tutto uscir d'un salto
Il biondo imperator della foresta;

Ecco la tigre e il leopardo, in alto
Spiccarsi fuori della rotta bica,
E fuggir nelle selve a salto a salto.

Vedi sotto la zolla che l'implica,
Divincolarsi il bue, che pigro e lento
Isviluppa le gran membra a fatica.

Vedi pien di magnanimo ardimento
Sovra i piedi balzar ritto il destriero,
E nitrendo sfidar nel corso il vento;

Indi il cervo ramoso ed il leggiero
Daino fugace, e mille altri animanti,
Qual mansueto e qual ritroso e fiero;

Altri per valli e per campagne erranti,
Altri di tane abitator crudeli,
Altri dell'uomo difensori e amanti.

E lor di macchia differente i peli
Tu di tua mano dipingesti, o Diva,
Con quella mano che dipinse i cieli.

Poi di color più vaghi onde l'estiva
Stagion delle campagne orna l'aspetto,
E de' freschi ruscei smalta la riva,