— Dunque, volete dire, che cosa sono io venuto a cercare qui da voi? Se mi aveste lasciato parlare....
— Mi pare di non aver fatto altro finora.
— No, avete parlato troppo voi di obelischi, di canali e di geste guerresche, di cui nulla mi cale. Io appartengo alla scuola degli uomini immaginosi, les hommes de style; noi mettiamo in disparte la storia, la geografia, la filosofia, le scienze tutte dalla prima all'ultima; coltiviamo lo stile; è nostra cura lavorar la frase, farla sibilar col vento, mugghiar col torrente, ruggir col leone, brillare con le stelle, splendere col sole e lampeggiar col baleno. Comprenez-vous?
— Poco.
— È giusto. Sappiate adunque ch'io cerco nel mio viaggio avventure, e che il fatto dell'avervi incontrato all'entrata del villaggio déguisé en musulman, e d'avervi dato del brigand senza conoscervi, è pel futuro mio libro tal tesoro, che non darei per la storia di tutti i re egiziani di tutte le dinastie. Voi siete cacciatore.
— Sono.
— Io vi prego di farmi fare la caccia della jena; questo è lo scopo della mia venuta qui: ma badate di lasciarmela fare a modo mio; l'ho già scritta in gran parte, e capite bene che deve avvenire quale io l'ho scritta: lasciatemi adunque dirigere la cosa, e siate pago di secondarmi ed accompagnarmi.
— Sia pure, ma permettete che di questo parliamo domattina. È tempo ora che vi dica qual è la sorpresa che vi aspetta questa sera. L'attâr del villaggio, o droghiere, che è pur farmacista, medico, chirurgo e qualche altra cosa, dà questa notte una fantasia in onore delle sue nozze; quel vecchione s'è annoiato della moglie che aveva da dieci anni, e le mette accanto una sposa giovinetta: non fate quel viso lieto; questa sposa non la vedrete; ma vedrete scene nuove per voi, buon materiale pel capitolo del vostro libro su Khankah.
Andiamo.