«Tu mi hai respinta. Ciò era scritto. Io ti aspetterò, ingrato, finchè tu abbia fatto il giro del mondo, e trovata una schiava che abbia cura di te e ti ami d'un amore pari al mio. Intanto tu vai errando con un branco di vagabondi così varii che rassomigliano ad una scatola piena di fili di seta d'ogni colore! Allah ti soccorra! Tu mi hai lasciata per un branco di stranieri vigliacchi; ma l'anima mia non ti abbandonerà mai. Non sarei già io quella che t'avrei venduto per oro: tu m'hai venduta per un fuscellino di paglia».
— Ecco l'imprecazione:
«Ho pianto quando l'amante mio s'allontanò da' miei occhi; poi, silenziosa e coll'occhio asciutto, mi lasciai divorar dal dolore. Oh se ti potessi afferrare, te cui maledico, nemico feroce, che hai separato quelli che si amavano, ti imprigionerei frammezzo a giunchi secchi; io arderei le tue viscere, e spargerei ai venti, colla mia propria mano, le tue ceneri impure».
Dopo qualche altra canzone, la cantatrice si tacque, e vennero limonate, caffè, pipe, mentre gli uditori facevano i loro commenti.
— Chi è quel drôle, domandò il signor Oscar, che si muove con un piattello in mano in atto di domandar l'elemosina?
— Gli è un servo della cantatrice, che raccoglie l'offerta del pubblico.
— Ma la cantatrice non è pagata dal padrone di casa? Tocca a noi a pagarci la festa?
— La cantatrice è pagata dal padrone di casa, ma è uso che invochi pure la generosità degli invitati.
— E che sono queste grida?
— Il servo che raccoglie il danaro dice man mano il nome di chi dà e la somma data e, quando questa è discreta, il coro dietro la tela manda un grido di ringraziamento.