Giunti davanti a noi si fermarono, e l'europeo disse con piglio irato all'altro, parlando in lingua francese: — Moammed-effendi, domandate a ces coquins, accennando a noi, dove dimori... — E qui portò la mano destra al costato sinistro come per cercare la tasca toracica del soprabito; poi s'accorse del nuovo vestito senza tasca, frugò nella cintura, ne trasse un portafogli, l'aperse, e leggendo la soprascritta, prosegui... — dove dimori... — e pronunziò il mio nome, cognome, e titoli.
Mentre Mohammed-effendi ci si accostava per interrogarci, il francese proseguiva, brontolando sempre dall'alto del suo dromedario, e guardandoci fisso: — Quelles figures de brigands! Je ne voudrais pas me trouver seul la nuit avec de pareils gredins...
L'altro frattanto ci aveva fatto in arabo la domanda, e subito mi feci io a rispondere nella stessa lingua:
— Proseguite fino al capo opposto del villaggio, poi volgete a destra verso quel grande casamento biancheggiante che vedrete isolato e cinto di un muro; là domandate alla sentinella: sarete introdotti dalla persona cui cercate; e se non la troverete subito in casa, state certi che non tarderà.
Si mossero: il francese intanto mandò un urlo, i miei compagni una risata: quell'urlo, il cipiglio e l'atteggiamento del francese per tutto il tempo della fermata, dicevano troppo chiaro come egli, non avvezzo a stare sul dromedario, avesse dovuto patire una discreta tortura, e quei signori non lasciano sfuggire nessuna occasione di ridere alle spalle di un europeo. Essi erano meravigliati di me, perchè, invece di compiere al sacro debito dell'ospitalità precedendo il mio ospite, l'aveva mandato avanti senza farmi conoscere. Mi avviai bentosto verso casa.
Il francese era seduto sul mio divano, e già servito di limonata, caffè e pipa; fece atto di alzarsi e venirmi incontro, con un gesto ed una faccia che ora mi tornano sempre a mente quando ricordo Gaspare Pieri nello Stordito; ricadde seduto, ed allungando la mano per porgermi la lettera che aveva novamente tratta dal portafogli, sclamò:
— Vi domando mille perdoni, ma quel maledetto animalaccio m'ha abîmé: contava di adagiarmi mollemente fra le due gobbe di un camelo, come le aveva sempre vedute dipinte, e tutte queste sciagurate bestie in Egitto hanno una gobba sola!... Gaetani-bey mi ha dato per voi questa lettera, e questo signore che vedete qui con me è Mohammed-effendi, mio interprete e mia guida.
— Se l'ospitalità, risposi, non fosse sempre sacro dovere, la persona che vi manda è tale per me che io non desidero nulla tanto quanto di potervi compiacere, e farvi star contento in casa mia. Permettete ch'io legga, e voi, Mohammed-effendi, vogliate sedere e continuar a fumare la vostra pipa.
La lettera di Gaetani-bey mi annunziava il signor Oscar Verdier, parigino e letterato.
Mentre io aveva gli occhi sulla lettera, il mio ospite aveva gli occhi su di me, e mi guardava attonito. Finalmente esclamò: