— Se son pochi passi, preferisco andare a piedi.

— Farete come meglio vi gusterà. Venite ora al bagno... Mohammed-effendi, soggiunsi poi, volgendomi a quell'altro, che fino a quel punto s'era sempre taciuto, e balzò in piedi alla chiamata, — volete prendere il bagno anche voi?

Io aveva proseguito parlando in francese, ed egli mi rispose parimente:

— Oh mille grazie, io non ne ho bisogno: mentre monsieur prenderà il bagno, io avrò l'onore di favellare con voi.

Mohammed-effendi portava scolpito in volto il tipo del fellah: parlava speditamente francese, e vestiva pulito; io aveva indovinato a un dipresso la sua condizione, ma volli interrogarnelo appena fummo soli.

— La mia storia, egli mi disse, è pari a quella di tanti altri miei compagni di sventura, e nota pei tratti principali a voi, che siete pratico del paese. Io ve la narrerò in poche parole; non sarei così franco con chi non conoscessi, ma, quantunque io vi sia ignoto, molto ho inteso parlare di voi, e so che siete giusto e compassionevole per la mia razza, molto più che non sogliano essere i vostri qui.

Vedete, signora; come il fellah è adulatore!

— Sono nato in Galiub, proseguì Mohammed-effendi, e credo d'avere poco più di vent'anni: non è d'uopo ch'io vi dica che sono figlio d'un fellah. Una notte gli arnauti del vicerè circondarono il villaggio, e sull'alba legarono pel collo tutti gli uomini giovani e adulti per portarli via soldati; era un urlar disperato che saliva alle stelle.

Mia madre, con un bimbo lattante fra le braccia, s'era avvinghiata al collo di mio padre, quando la vidi ad un tratto stramazzare insanguinata a terra per un colpo di kourbak che un arnauto le aveva dato sulla testa. Quest'è la rimembranza più distinta ch'io m'abbia della mia infanzia, e da quel giorno in poi nessuno del villaggio ha più inteso parlar di mio padre.

Vissi qualche anno ignudo sulla sabbia, all'ombra dei lebbakh la state, al sole l'inverno, nudrito di quei datteri e di quegli aranci che la nostra prodiga terra non nega a nessuno de' suoi figli più miseri; quando un giorno fui preso, portato in Cairo, lavato, vestito, e messo ad imparare l'arabo letterale ed il francese nella scuola delle lingue all'Esbekieh. Due anni dopo mi portarono a Parigi a studiare legislazione!