Il motivo è energia, è attività, è azione: dalla sensazione, percezione o rappresentazione fino al volere non vi sono che stadî di trasformazione e di integrazione della energia iniziale; è perciò che il motivo da efficiente finisce col convertirsi in finale. La psicologia delle idee-forze svolta dal Fouillée credo che abbia l’identico fondamento dei concetti qui enunciati: per essa gli stati mentali debbono avere efficacia interna ed indivisibilmente esterna in ragione della unità del fisico e del morale. Il principio donde parte la psicologia delle idee-forze è il seguente, che stabilisce l’unità di composizione mentale: «Ogni fatto di coscienza è costituito per un processo di tre termini inseparabili: 1o un discernimento qualunque, il quale fa sì che l’essere senta il suo cambiamento di stato, ed è così il germe della sensazione e della intelligenza; 2o un benessere o malessere qualunque, per quanto sordo che vogliasi, ma che fa sì che l’essere non sia indifferente al suo cambiamento; 3o una reazione qualunque, la quale è il germe della preferenza e della scelta, cioè a dire dell’appetizione. Quando questo processo indivisibilmente sensitivo, emotivo e appetitivo, arriva a riflettersi su sè stesso e a costituire una forma distinta della coscienza, noi l’appelliamo, in senso cartesiano o spinoziano, una idea, cioè a dire un discernimento inseparabile d’una preferenza»[66].

Il motivo, qualunque forma psichica prenda, o di sentimento o di idea, deve percorrere i seguenti stadî integrativi di coscienza: 1o stadio, discernimento d’un cambiamento avvenuto; 2o stadio, rappresentazione piacevole o dolorosa del cambiamento; 3o stadio, discriminazione del perchè del cambiamento; 4o stadio, fusione coi precedenti stati emotivi od ideativi, con analoga eliminazione degli stati antagonisti; 5o stadio, unificazione qualitativa della energia specifica criminosa; 6o stadio, unificazione quantitativa dell’attività iniziale dell’azione.

2.—Giustamente osserva Fouillée, che il discernimento di cambiamento di stato sia il germe della sensazione e della intelligenza. La cenestesi, o sensibilità generale, non si specificherebbe, in qualunque prodotto sensitivo, se non ci fosse accordato il potere di concepire questo effetto isolatamente dagli altri, di discernerlo e di fissarlo nel campo del pensiero. Dal punto di vista dell’intelligenza, aggiunge Fouillée, il discernimento può essere implicito, quando un solo termine è presente allo spirito, senza comparazione con altro. Ma la facoltà di discernere non si sviluppa che con la scelta: se noi abbiamo coscienza delle differenze, principalmente sensitive, è perchè queste differenze sensitive trascinano delle differenze reattive. «Si può anche andar più lontano e dire, che ogni discernimento contiene già una scelta pratica rudimentale, che ogni determinazione intellettuale è nello stesso tempo una determinazione dell’attività, sopratutto nei sensi primordiali, i quali sono per essenza vitali, e dove la reazione è inseparabile dalla sensazione. Discernere il piacere di mangiare ed il dolore della fame è indivisibilmente preferire l’uno all’altra. I discernimenti in apparenza indifferenti sono un risultato ulteriore; anche in questo caso l’adesione, che noi accordiamo a ciò che ci apparisce tale o tale, è ancora una preferenza intellettuale, una determinazione in un senso piuttosto che in un altro, ciò che, ben inteso, non implica alcun libero arbitrio»[67].

L’unità indissolubile del pensare e dell’agire è la legge psicologica di importanza capitale riassunta nella espressione di idea-forza.

In cotesto primo stadio, di discernimento del motivo o di energia cosciente nel cambiamento dei precedenti stati di coscienza, ha molta importanza la inerzia psichica. Ciascuno, in fatti, si accorge dello sforzo adoperato ogni qualvolta la coscienza debba modificare il suo stato totale o parziale: la causa è nella forza di resistenza delle energie organizzate, massimamente per la fusione con gli elementi statici dei residui psichici del passato. L’inerzia, però, della psiche dev’essere intesa non in senso assoluto, ma in relazione al movimento già stabilito con dato ritmo; mentre il cambiamento, sostituendo novello ritmo, mette in giuoco attività che prima o restavano tuttavia in istato latente, ovvero non erano discernibili alla coscienza.

Il lettore si sarà accorto che, trattando della dinamica della psiche criminosa, noi completiamo quanto scrivemmo intorno alla dinamica dei motivi. Allora vedemmo la efficacia isolata del motivo, ora ne esaminiamo l’azione complessa, nell’insieme di tutti gli stati psichici costituiti ed unificati organicamente.

3.—Lo stadio di rappresentazione psichica integrativa della energia criminosa, messa in giuoco dal motivo, è contrassegnato da stato piacevole o doloroso; di che abbiamo esaurientemente discorso trattando della genesi evolutiva e dissolutiva delle emozioni o della vita affettiva.

La legge di composizione e decomposizione della vita fisica, per l’alternarsi continuo di fenomeni di riparazione e di consumo, vale ancora per la vita dello spirito, dove la funzionalità cosciente si polarizza o in sensazione piacevole o in sensazione dolorosa. È da questo momento che l’attività cogitativa, servendosi dell’appercezione, afferma la propria esistenza di forza autonoma o differenziata e l’io personale comincia a costruirsi con materiali consistenti. Il mondo ambiente non è più visto al di fuori, ma si soggettivizza e le energie, che ci partecipa, prendono il posto, che meritano, negli atti successivi o coesistenti interni. L’io, in quanto afferma il novello stato rappresentativo, afferma se stesso, e pone la base d’una realtà soggettiva, che ha il corrispettivo dinamico nel prodotto di attività psichica risultata dalla somma delle energie precedenti fuse con la energia del motivo. Essendo così, la ragione dell’affermazione della rappresentazione non deve attingersi in altro principio che in quello di necessità di effettuarsi. «Per cui—scrive Ardigò—colle diverse forme della rappresentazione si hanno pure diverse forme dell’affermazione. E cioè, affermazione del dato puro della sensazione nella psiche iniziale o del dato integrale nella psiche adulta; del dato di coesistenti o del dato di successivi; del dato intuitivo o del dato discorsivo; del me o del non me; del sentito o del percepito o del ricordato o del riconosciuto; del singolo o del concreto o dell’astratto; del reale o dell’ideale; dell’a priori o dell’a posteriori; del relativo o dell’assoluto; del necessario o dell’esistente o del possibile»[68].

4.—I due primi stadî integrativi, di cambiamento di stato e di rappresentazione con funzionalità piacevole o dolorosa, portano, nella vita psichica del delinquente, o un’alterazione nelle manifestazioni istintive, ovvero il processo di attenzione più o meno intenso e duraturo. Il Despine bene osserva «che, quantunque l’organismo presieda alla natura delle facoltà istintive, nel senso che noi non possediamo se non quelle di cui esso permette la manifestazione, e che queste facoltà cangiano di natura a misura che i nostri organi subiscono profonde modificazioni o impressioni passeggiere, c’inganneremmo molto se attribuissimo tutti i cambiamenti, che hanno luogo nelle manifestazioni morali, a delle cause fisiche, a delle modificazioni o a delle impressioni organiche. Si operano cambiamenti considerevoli nel carattere, sotto l’influenza di cause le quali eccitano vivamente certi sentimenti rimasti latenti, e la cui attività sostituisce quella di altri sentimenti che avevano predominio fino ad allora nell’individuo»[69].—Lo stadio di cambiamento, dunque, nella psiche del delinquente, riducesi al destarsi di attività istintive latenti con immediata formazione di tendenza verso l’azione.