Non si saprebbe comprendere come mai il criminale nato, a cui la sensibilità morale fa completamente difetto, trovi in sè le risorse di una potenzialità di tanta attività da meravigliare. «Se l’individuo moralmente insensibile—scrive Despine—la perversità del quale non è affatto attiva, si trova in condizioni che gli permettono di soddisfare i suoi gusti con fortuna, ed alcuna causa non interviene ad eccitare vivamente in lui dei desideri perversi, la sua insensibilità morale non si manifesterà punto, non avendone l’occasione. Questo uomo, tuttochè moralmente insensibile, non essendo trasportato al male, si comporterà in maniera da non meritare biasimo. Tutte le cause che eccitano nelle popolazioni le passioni perverse, cagionano, presso un certo numero di individui, la manifestazione di loro insensibilità, rimasta latente per manco di una causa che abbia eccitato prima in essi dei desideri perversi, criminali»[70]. Il che può essere eziandio l’effetto momentaneo della influenza di violenta passione la quale, se imperiosamente lo richiede, è causa per cui qualcuno sia spinto a commettere un misfatto proprio allo stesso modo di chi sia in permanenza privo di senso morale. Ma, tostochè cessa lo stato passionale, ed accade in generale molto prontamente dopo l’atto compiuto, il senso morale si fa sentir di nuovo e, vivamente compunto, da luogo al rimorso[71].

Per legge fondamentale dinamica evvi, dunque, gran differenza tra l’attività psichica iniziale del delinquente nato e quella del delinquente per passione; nel primo è la energia latente istintiva, che si mette in giuoco, nel secondo il cambiamento è l’effetto transitorio di eccitamento passionale.

Il criminale che uccide per uccidere, che ruba per soddisfare piuttosto al potere imperioso istintivo e non al desiderio di procacciarsi dei mezzi necessarî ai bisogni; che incendia, distrugge sotto l’azione di impulsioni irresistibili, non trova affatto nel compimento delle sue opere il corrispettivo di piacere o di dolore. Tanto è vero che, molte volte, non ne serba ricordo; pare che abbia agito in istato d’incoscienza. Il contrario interviene pel delinquente di occasione, gli atti del quale sono l’effetto transitorio di momentanea sospensione della vita affettiva altruista; forse potrà in esso appalesarsi la più grande ferocia, ma, tornata la calma, l’animo riacquista il perduto equilibrio sentimentale ed il malfatto è causa di rimpianto.

Non essendo la vita affettiva in giuoco, o per la qualità dello stimolo o per la natura del soggetto passivo, bensì la vita cogitativa, il cambiamento di stato è rappresentato dall’atto col quale la mente prende possesso in forma limpida e vivace di uno fra tanti oggetti o fra diverse correnti di pensieri che si presentano come simultaneamente possibili (James). In simile atto, di spontanea o volontaria attenzione, la finalità è di localizzare la coscienza concentrandone la peculiare energia, e ciò vuoi pel maggiore interessamento che alcun elemento sperimentale ha per noi, vuoi perchè ne siamo sollecitati dalla impulsione inerente ad ogni cambiamento avvenga nel dominio dello spirito. L’analogia riscontrata dal Wundt[72] tra l’attenzione, rispetto alla coscienza, e la fissazione rispetto alla retina dell’occhio, sembrami molto esatta. L’attenzione è sforzo selettivo; è processo di arresto ed è funzionamento diretto del potere inibitorio.

Fissandosi la rappresentazione sulla linea degli assi visuali della mente, si prospetta con più chiarezza e distinzione. Ma, si è detto che tutto ciò non è che effetto di interessamento e di impulsione emotiva; la qual cosa ci richiama al punto vero della indagine, il punto in cui la dinamica del motivo si converte in dinamica rappresentativa e cogitativa pel delinquente.

L’attenzione è sollecitata a concentrarsi, sul novello stato interno, dall’appetizione di qualche cosa di cui si sente il difetto o la mancanza: quest’appetizione già di per sè equivaleva ad un movimento vago ed indeterminato con tendenza a determinarsi. E poichè, per legge meccanica, il movimento cominciato nell’organismo si continua, si propaga e si traduce in atto, basta che vi si offra l’incentivo perchè l’appetizione prenda consistenza e si idealizzi, non solo, ma partecipi la energia alla rappresentazione presente alla mente in contrapposizione della cosa di cui si abbia difetto o mancanza, e ci spinga ad opere di estrinsecazioni necessarie a renderci soddisfatti. La scaturigine del movimento della appetizione è nel ricordo di atti e di godimenti reali o possibili, che si provarono pel possesso della cosa in difetto o mancante, o che si ha speranza di provare in conformità della esperienza fatta su altri: indi ne risulta la verità del principio Spenceriano, che la tendenza a produrre un atto non è altro che l’eccitazione nascente dagli stati psichici implicati in quest’atto. In altri termini, la idea d’un movimento è questo movimento cominciato e, per conseguenza, l’idea intensa ed esclusiva d’un movimento trascina il movimento reale (Fouillée). Un ladro, ad esempio, si decide a commettere un dato furto: il fondamento dinamico di questo atto psichico implica parecchi dati: 1o che si senta il bisogno di qualche cosa di cui si abbia difetto o mancanza; 2o che questa qualche cosa sia proprio presente alla mente; 3o che la rappresentazione avutane abbia prodotto un cambiamento nello stato di coscienza; 4o che insieme al bisogno sia nato il desiderio della cosa e l’animo versi nello stato di agitazione o movimento, sollecitato, più o meno, dalla intensità del bisogno; 5o che la idea di aver posseduta la cosa e volerla ripossedere, ovvero la speranza di possederla, eserciti azione stimolatrice acciò il movimento interno indeterminato si determini e la impulsione del bisogno si trasformi in energia attrattiva dell’intento perseguibile. Veggasi, quindi, che l’opera dell’attenzione a fissare, nel campo della coscienza, qualche corrente di pensiero, o ad arrestarne l’apparizione, per risentirne la efficacia dinamica, deve riferirsi alla legge di unità continuativa dei processi psichici; nel senso che l’insorgenza di qualche stato di coscienza, obbietto dell’attenzione, si connetta alla esistenza di precedenti stati. La fatta osservazione ha la riprova eziandio nelle singole impulsioni di delinquenti nati, pazzi od epilettici che siano.

Che è mai la manìa omicida se non la impulsione irresistibile ad estinguere la vita dei simili? Ebbene, anche in ciò non si constaterebbe la tendenza a sparger sangue, se non se ne sentisse il bisogno, e se in precedenza non si fosse creato nell’animo quello stato di agitazione, di commozione, di cui l’ultimo termine è il delitto. La differenza, anche qui, tra il delinquente nato ed il delinquente d’occasione risiede nel dato psichico; che pel primo il movimento psichico iniziale è originato da costituzione organica, è istintivo, e l’attenzione non fa che passivamente risentirne l’eco con risonanza stridente; pel secondo l’attenzione è analoga ai precedenti stimoli ed alla energia del motivo che ha dato l’estremo impulso all’azione.

5.—Trattando della dinamica dei motivi e delle norme generali della nostra disciplina, parlammo del terzo e del quarto stadio percorsi dal motivo: qualche cosa sentiamo di dover aggiungere sul quinto e sesto stadio, vale a dire intorno alla unificazione qualitativa della energia specifica criminosa, ed alla unificazione quantitativa dell’attività iniziale dell’azione.

Premettiamo, che la dottrina della conoscenza sembra che abbia risoluto, con probabile competenza, il problema dell’origine del contenuto dinamico del pensiero, nonchè delle forme graduali in cui successivamente si va esplicando. Il funzionamento cerebrale presuppone il funzionamento fisiologico dell’organismo, ed il funzionamento fisico il mondo ambiente. La sfera dell’attività psichica è l’ultimo modo di essere dell’attività fisica della natura e dell’attività biologica; il pensiero, dunque, in quanto si organizza, è la formazione naturale più alta nella scala delle sottostanti formazioni puramente inorganiche ed organiche. Il cervello non è solo l’organo di risonanza delle note armoniche, onde la natura afferma la sua esistenza e la evoluzione ritmica dei fenomeni; nè è lo specchio che riflette, semplicemente, in vane immagini il mondo esterno; ma è l’organo d’una manifestazione reale delle energie della natura, è l’estremo limite in cui si polarizza la vita nella immanenza di movimento conservato con equivalenza.

Tutto ciò fu formolato dal nostro Bovio nel principio di unità di legge nella natura, nel pensiero, nella storia: il pensiero è la natura che si conosce, la storia è il pensiero che si muove. Il che torna a dire, che la legge di reciprocità è sempre la medesima necessità, che nella natura esteriore opera come gravitazione universale, a cui la natura obbedisce e non sa; nel cervello opera come gravitazione ideale a cui il cervello obbedisce, la intuisce, la insegue, e cerca tramutarla in sistema; nella storia opera come gravitazione di tempi, a cui la storia obbedisce e cerca tramutarla in codici, tirando dal passato i documenti per l’avvenire[73].