12.—L’ultima specie dinamica del volere ricorre negli atti alternanti o intermittenti di azioni impulsive di motivi sopraggiunti. La relatività temporale e spaziale del contenuto attivo del pensiero alcuna volta apparisce in momenti così staccati e per sì differenti impulsioni, che la nostra attenzione può fissarne la separata entità dinamica. Volontà deboli, caratteri incerti sono alla discrezione di moventi alternanti, e, talora, tra loro discrepanti; di guisa che, in definitiva, è assai incerto stabilire quando la decisione criminosa ebbe luogo, quale ne sia stato il motivo efficiente. Prima che si generi la persuasione, ossia prima che gli atti mentali si equilibrino e si muovano attorno ad un centro fisso di gravità, si è a discrezione di attività sentimentali od ideali con differenti movimenti suggestivi distaccati: l’ultimo impulso fissa la direzione associativa ed emotiva e decide l’idea dell’azione.
Il fenomeno qui descritto venne intuito in modo sorprendente dall’Alfieri nell’Agamennone. Egisto, l’uomo dalla premeditata e feroce vendetta, arriva ad assoggettare ai suoi voleri Clitennestra, la quale, resa vittima di morbosa passione, dovea servirgli di strumento per sfogare sui discendenti di Atrèo l’odio ereditato dal padre Tieste. La infelice donna sa che il marito Agamennone è di ritorno in Argo dopo i trionfi della distrutta Troia, e teme di per sè e dell’amante costretto ad allontanarsi, esulando dalla reggia ov’egli era dimorato colla speranza che, morto il re in battaglia, ne potesse usurpare il trono. Clitennestra, agitata tra timori e speranze, sente di non potere staccarsi dall’uomo fatale che ne avea conquistato il cuore: ella chiede un sol giorno per escogitare un rimedio, ma invano la sua mente si dibatte, che tutto concorreva a persuaderla dover Egisto allontanarsi di Argo, se a maggiori sventure ambidue non avessero voluto andare incontro. Il periodo di incertezza, di ansia dolorosa dell’animo di lei è riprodotto dal poeta con esatto rilievo: sotto il dominio suggestivo della passione, ella è chiusa, cogitabonda; dinanzi al marito non sa trovare il verso di dissimulare l’interno stato, di simulare un tratto solo dell’antico affetto che a lui la legava; dinanzi ad Elettra, sua figlia, non sa far altro che scusare Egisto, e, se con qualche affettuoso ricordo è richiamata alla spaventevole realtà del presente, esplode in atti di veemenza e dice:
Sola
Col pensier miei, colla funesta fiamma,
Che mi divora, lasciami—L’impongo[83].
È profondamente artistico, e troppo verisimile, il modo onde Egisto insinua nella mente della donna il reo proposito di uccidere il marito: si mediti la scena prima del quarto atto; la drammaticità passionale, la sentimentalità persuasiva criminosa attingono il colmo di colorito e di efficacia intensiva. Egisto dapprima accenna, poi si ritrae dissimulando; Clitennestra dapprima non intende e vuole essere illuminata, poi intuisce il reo pensiero e, sorpresa, esclama:
Or t’intendo—Oh quale
Lampo feral di orribil luco a un tratto
La ottusa mente a me rischiara! oh quale
Bollor mi sento entro ogni vena!—Intendo:
Crudo rimedio,... e sol rimedio..., è il sangue
Di Atride[84].
Eppure, ella resta scossa sì ma titubante; la passione amorosa era insufficiente a deciderla di eseguire l’orrendo maleficio. La sua volontà versa in quello stato di tentennamento che è proprio dell’equilibrio instabile per manco di poteri attrattivi predominanti di qualche idea o sentimento in giuoco. Ma Egisto se ne avvede ed aggiunge esca al fuoco, forza alla spinta: confessa alla donna, dissimulandone accortamente il mendacio, che Agamennone sia preso d’amore per Cassandra, la bella fanciulla da lui condotta schiava da Troia. La misura è colma; Clitennestra esclama: «Che ascolto!». Egisto insiste:
Aspetta intanto
Che, di te stanco, egli con lei divida
Regno e talamo; aspetta, che a’ tuoi danni
L’onta si aggiunga; e sola omai, tu sola,
Non ti sdegnar di ciò, che a sdegno muove
Argo tutta.