L’effetto è immediato: Clitennestra più non tentenna; ella dice: «Atride pera!».—Egisto:

Or come?

Di qual mano?

Clit.:————————Di questa, in questa notte,

Entro a quel letto, ch’ei divider spera
Con l’abborrita schiava[85].

Ma, non ostante la presa decisione, trascorse poche ore, la donna non ha più la forza di tradurre in atto il reo proposito: col pugnale tra mano, sulla soglia della stanza ove dorme Agamennone, ella si arresta. La sua mente vacilla; onde di pensieri, di ricordi, di rimorsi, si accavallano, ribollono, la turbano, la travolgono: dal fondo di quell’anima passionata già veniva su la idea di arretrarsi, e forse, per la fusione di concomitanti motivi, la controspinta avrebbe trionfato: ma Egisto appare, e la misera dice a sè stessa: «Io sono perduta, oimè!».—Si ridesta la interna lotta per nuovi coefficienti suggeriti, accumulati dal reo eccitatore: la vista del ferro, a lei offerto dall’uomo che le ricorda il sangue sparso della propria figlia, Ifigenia, da Agamennone, la riaccende; la volontà omicida esplode e l’azione precipita. Clitennestra penetra nella stanza del marito e lo trafigge!...

Quanta verità di naturale riproduzione di cose: quale visione reale di stati di animo sì fugaci e per ciò sì difficili ad esser compresi!...


CAPO X.